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Russiagate, Mueller: "Se convinti dell'innocenza di Trump lo avremmo detto"

I titoli di sky tg24 delle 18 del 29/05

2' di lettura

Prime dichiarazioni in pubblico dall'inizio dell'inchiesta del procuratore che ha indagato sulle presunte interferenze di Mosca nelle Presidenziali 2016. "Non era opzione legale incriminare il presidente", ha detto, pur non scagionandolo. Il tycoon: "Caso chiuso"

Robert Mueller, il procuratore speciale che negli Stati Uniti ha indagato sul Russiagate, rompe il silenzio e parla in pubblico per la prima volta in assoluto da quando ha assunto l'incarico sulle presunte interferenze di Mosca nelle Presidenziali del 2016. (LE TAPPE DEL RUSSIAGATE) "Se fossimo stati convinti che il presidente non abbia commesso un reato lo avremmo detto", ha affermato Mueller parlando della possibilità che Donald Trump venisse incriminato al termine delle indagini. Una possibilità che Mueller ha escluso spiegando che “non era un'opzione legale che il procuratore speciale poteva considerare in base alle linee guida del Dipartimento di giustizia", secondo cui "un presidente in carica non può essere incriminato". E il tycoon replica, come di consueto, con un post su Twitter: “Niente cambia dal rapporto Mueller. Ci sono state prove insufficienti e perciò nel nostro Paese, una persona è innocente. Il caso è chiuso! Grazie": è il tweet del presidente americano. Mueller inoltre ha annunciato che ora tornerà alla vita privata e che “dopo queste dichiarazioni è importante che il mio rapporto parli da solo".

Mueller: "Interferenze ci sono state e meritano attenzione degli americani"

Mueller però ribadisce che delle interferenze nelle elezioni americane ci sono state: si tratta, dice il procuratore, di “sforzi multipli e sistematici" e queste interferenze "meritano l'attenzione di tutti gli americani". Nelle conclusioni del rapporto sul Russiagate inviate al Congresso con una lettera del ministro della Giustizia Barr, Mueller non traeva “alcuna conclusione in un senso o nell'altro" ma aveva affermato che “anche se il rapporto non conclude che il presidente abbia commesso un reato, allo stesso tempo non lo esonera'". Il procuratore speciale del Russiagate ha poi dichiarato che non è appropriato per lui testimoniare davanti al Congresso sul risultato del suo rapporto e che se lo farà non fornirà informazioni che non siano nel rapporto.

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