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Libia, Sarraj reagisce ad Haftar con operazione "Vulcano di rabbia". Ignorata tregua Onu

4' di lettura

Negli scontri già 21 morti. Le forze di Sarraj: aeroporto Tripoli è nostro. Il premier del Governo di Accordo Nazionale accusa Parigi di sostenere la brigata di Haftar. Inascoltata la richiesta delle Nazioni Unite per evacuare persone. Conte: "Evitare la guerra civile"

Caos in Libia. La battaglia tra le truppe di Haftar e quelle fedeli a Sarraj è arrivata a pochi chilometri dalla capitale Tripoli. Il bilancio, citato dal portavoce del ministero della Sanità, Amin Mohamed Al Hashmi, è al momento di "almeno 21 morti e 27 feriti". Fra le vittime ci sono anche diversi civili. Domenica l'Onu ha chiesto un cessate il fuoco umanitario di due ore per evacuare civili e feriti dalla periferia sud, ma l'appello è caduto nel vuoto.

Contingente Usa lascia il Paese

Intanto il contingente americano ha deciso di lasciare il Paese per ragioni di sicurezza. Tripoli ha deciso di mettere al riparo la popolazione chiudendo tutte le scuole a partire da lunedì 8 aprile. Nei cieli e in strada si combatte. Da una parte le forze del generale Khalifa Haftar, che hanno lanciato raid - secondo diverse fonti con missili "Grad" -  a circa 80 km dalla capitale. Dall'altra, il contingente del governo nazionale, guidato dal presidente Sarraj, che ha sferrato un attacco nella zona dell'aeroporto internazionale (chiuso nel 2014) e a Wadi Rabea. Le milizie filo-Sarraj sostengono di aver ripreso il controllo dello scalo aereo a sud della capitale, che era stato conquistato per due volte da uomini dell'Esercito nazionale libico del generale Haftar.

Serraj e Haftar si sfidano

Per Sarraj, presidente riconosciuto dall'Onu, l'uomo forte della Cirenaica, il generale Haftar, si è macchiato di tradimento con l'offensiva militare lanciata verso Tripoli. "Abbiamo teso le nostre mani verso la pace", ha dichiarato Serraj in tv, "ma dopo l'aggressione da parte delle forze di Haftar e la sua dichiarazione di guerra contro le nostre città e la nostra capitale non troverà nient'altro che forza e fermezza”. Forte anche dell'appoggio al governo delle milizie di Misurata, ha lanciato la controffensiva "Vulcano di rabbia". Haftar, però, non ha nessuna intenzione di fermare la sua avanzata verso la capitale per riprenderne il controllo: "Ci muoviamo in sette direzioni", ha spiegato il portavoce Ahmed Al-Mismari secondo quanto riferisce Smm Libya, account Twitter vicino al Maresciallo della Cirenaica. E i media confermano l'attacco di Haftar alla "periferia di Tripoli" con incursioni contro "postazioni delle milizie" che difendono il governo del premier Fayez al-Sarraj. 

Appello Onu

I nervi sono tesi. La situazione preoccupa le cancellerie europee e gli Usa si schierano con l'Onu nel chiedere la cessazione delle ostilità e la ripresa del dialogo. Da Dinard, in Francia, i ministri degli Esteri del G7 hanno chiesto a "tutte le parti coinvolte di interrompere immediatamente ogni azione militare e ogni ulteriore movimento verso Tripoli, ribadendo che "non esiste una soluzione militare". Le Nazioni Unite hanno inoltre lanciato un altro appello urgente che permetta di evacuare feriti e civili intrappolati negli scontri tra le forze leali al governo di unità nazionale e le truppe legate al generale. Ma la Mezzaluna rossa fa sapere che non è stata rispettata la tregua umanitaria chiesta dall'Unsmil, la missione di supporto dell'Onu in Libia.

Sarraj accusa la Francia

Sarraj nel frattempo punta il dito contro la Francia di Macron colpevole, a suo dire, di aver dato luce verde al generale della Cirenaica per la sua marcia verso Tripoli. "Abbiamo lavorato intensamente con la missione delle Nazioni Unite per sostenere la conferenza nazionale che si terrà a Gadames", ha ricordato Serraj, chiedendo ai Paesi che sostengono Haftar di smetterla di sostenere il generale. Per ora l'inviato Onu per la Libia, Ghassan Salamè, ha confermato la Conferenza nazionale sulla Libia in programma dal 14 al 16 aprile "a meno che circostanze considerevoli non ce lo impediscano”.

Conte: "Dobbiamo evitare la guerra civile"

Prende posizione sulla situazione in Libia il premier italiano Giuseppe Conte che chiede di evitare bagni di sangue: "Stiamo seguendo da vicino, è una evoluzione che ci preoccupa", afferma. "Devo confidare che non ci lascia del tutto sorpresi. Stiamo cercando di rappresentare soprattutto al generale Haftar - che Conte dice di non aver sentito negli ultimi giorni - e gli altri interlocutori la necessità di evitare conflitti armati, non possiamo permetterci una guerra civile", spiega il premier.

Data ultima modifica 07 aprile 2019 ore 20:49

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