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Giornata della lingua madre, i vantaggi del bilinguismo sullo sviluppo del cervello

Il bilinguismo sarebbe in grado di intervenire sull'attività metabolica frontale e sulla connettività tra specifiche aree del cervello (Getty Images)
3' di lettura

Diversi studi dimostrano che conoscere quasi allo stesso modo due lingue permetta un uso efficiente delle funzioni celebrali, che consente ai bilingue di essere avvantaggiati nella lotta contro il declino cognitivo

Dal 1999, ogni 21 febbraio si festeggia la Giornata Internazionale della Lingua Madre, una ricorrenza istituita dall'Unesco per celebrare l'identità e la pluralità dei linguaggi nel mondo. L'obiettivo dell'iniziativa è porre l'accento sulla lingua quale fattore essenziale per l'istruzione e l'emancipazione di uomini e donne all'interno delle società in cui vivono. A tal proposito assume un'importanza ancor più decisiva la conoscenza di un idioma straniero che, più di qualsiasi altro elemento, permette di abbattere le barriere culturali e di avvicinare civiltà anche molto lontane. Benefici che si possono sfruttare anche nella carriera lavorativa oltre che in quella relazionale e che, a quanto pare, agiscono in maniera positiva anche a livello cerebrale. Diversi studi, infatti, dimostrano che il bilinguismo mette in moto dei processi all'interno del cervello che possono avere conseguenze davvero sorprendenti.

Cervello più efficiente

Ad esempio, secondo uno studio canadese, pubblicato sugli 'Annals of the New York Academy of Sciences', parlare una seconda lingua, al pari di imparare a suonare uno strumento, rende il cervello più efficiente. Nello specifico musicisti e bilingue avrebbero una migliore "memoria di lavoro", ossia quella parte della memoria che permette ad esempio di fare i conti a mente oppure di ricordare a memoria un numero di telefono appena letto. In questo modo, secondo lo studio, sarebbero in grado di usare meno risorse e aree neurali degli altri per compiere un determinato compito. Il risultato è un uso efficiente dell'organo che potrebbe anche avvantaggiarli nella lotta contro il declino cognitivo.

Previene la demenza senile e l'Alzheimer

A questo tipo di conclusione è giunto anche da un altro studio, pubblicato su 'Proceedings of the National Academy of Sciences' (Pnas). Secondo i ricercatori del San Raffaele di Milano, infatti, il bilinguismo sarebbe in grado di modificare la funzione cerebrale, proteggendo da alcune malattie, come l'Alzheimer e la demenza senile. Nello specifico, il percorso di apprendimento e l'utilizzo di due o più lingue sarebbe in grado di intervenire sull'attività metabolica frontale e sulla connettività tra specifiche aree del cervello, compensando i danni prodotti dalla malattia. La ricerca, guidata da Daniela Perani, si è concentrata sugli altoatesini che sviluppano il bilinguismo sin da quando sono molto piccoli.

L'apprendimento è più semplice in tenera età

Diversi studi dimostrano anche che la capacità del cervello umano di imparare le lingie è molto più sviluppata quando si è piccoli. Una ricerca pubblicata sulla rivista 'Proceedings of the National Academy of Sciences' suggerisce addirittura che i bambini di 20 mesi di età, che crescono in ambienti bilingue, siano già in grado di elaborare con efficienza e accuratezza due linguaggi senza apparente confusione o ritardo. Una straordinaria capacità di apprendimento che, secondo uno studio apparso sulla rivista 'Cognition' e condotto da un gruppo di ricercatori del Boston College, del Mit e dell'Università di Harvard, rimarrebbe intatta fino ai 17 anni di età per poi affievolirsi pian piano che passa il tempo.

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