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Venezuela, Maduro respinge ultimatum Ue. Germania, Francia, Spagna e Gb riconoscono Guaidò

5' di lettura

Presidente nega nuove elezioni. Vari Paesi europei riconoscono legittimità Guaidò, ma non c'è testo a 28. Maduro in esclusiva a Sky tg24: "Ho scritto al Papa chiedendogli aiuto per mediare". Salvini: stiamo facendo brutta figura. Palazzo Chigi: sostegno a elezioni 

Scaduto l'ultimatum a Nicolas Maduro, 19 Paesi europei hanno riconosciuto Juan Guaidò presidente ad interim del Venezuela, incaricato di indire nuove elezioni, libere e democratiche nel Paese. Francia, Gran Bretagna, Spagna e Germania sono i "big" che hanno legittimato le rivendicazioni del presidente dell'Assemblea nazionale venezuelana, trascinando gli altri. Ma tra questi l'Italia non c'è. Anzi, il governo italiano, che sulla questione è diviso, ha bloccato - per la seconda volta in pochi giorni - il tentativo europeo di arrivare a una dichiarazione comune dei 28. Guaidò ha fatto sapere di essere "sicuro che l'Italia si unirà all'Europa". In serata, una nota della presidenza del Consiglio ha spiegato: "L'Italia appoggia il desiderio del popolo venezuelano di giungere nei tempi più rapidi a nuove elezioni presidenziali libere e trasparenti, attraverso un percorso pacifico e democratico, nel rispetto del principio di autodeterminazione". Il presidente Maduro, intanto, rilancia con una nuova manifestazione convocata per il 12 febbraio. E in un'intervista concessa in esclusiva a Sky tg24 rivela: "Ho scritto al Papa perché ci aiuti nella strada del dialogo" (IL VIDEO). Per il 14 febbraio, nel frattempo, l'opposizione venezuelana ha convocato a Washington una conferenza dell'Organizzazione degli Stati americani (Oas) che "si concentrerà sulla valutazione del governo provvisorio venezuelano in merito alle urgenti esigenze umanitarie per rispondere alla diffusa fame e alle necessità mediche all'interno del Venezuela", si legge in una nota.

Ue con Guaidò ma nessun testo a 28

Nella mattinata del 4 febbraio, uno a uno i big dell'Unione europea si sono schierati con Guaidò. Francia, Spagna, Germania, Gran Bretagna, e poi Austria, Svezia e Olanda chiedono che il 35enne indica nuove elezioni (CHI È GUAIDO'). Nessuna dichiarazione congiunta, a una voce, dell'Unione europea, però. Il ministro degli Esteri spagnolo ha precisato infatti che i big europei hanno lavorato "ad una dichiarazione congiunta", perché “alcuni Stati continuano ad opporsi" a una a 28, al di là di quella già pubblicata. Tra questi l'Italia, che ha rotto la procedura del silenzio-assenso per l'adozione di una nuova dichiarazione a 28. Secondo fonti diplomatiche europee, alle 10 Roma ha chiesto tempo fino alle 13, quando poi ha detto di non poter dare il suo ok.

Venezuela: rivedremo relazioni con chi riconosce Guaidó

Il Venezuela ha annunciato l'intenzione di "riesaminare integralmente le relazioni bilaterali" con i governi che hanno riconosciuto Juan Guaidó come presidente ad interim, "fino a quando non vi sia una rettifica che escluda progetti golpisti" e le relazioni "non vengano ricondotte allo stretto rispetto del diritto internazionale". E la mossa dell'Europa non è piaciuta neppure alla Russia che considera "i tentativi di alcuni Paesi di legittimare il cambio di potere in Venezuela come un'interferenza negli affari interni". Mosca ha messo in guardia anche il presidente Usa Donald Trump che non ha escluso l'uso della forza nel Paese venezuelano: una dichiarazione che "mina tutti i principi di base del diritto internazionale", ha tuonato il ministro degli Esteri Serghei Lavrov.

"Maduro sposta fondi in Uruguay"

Juan Guaidò ha accusato il governo di Nicolas Maduro di spostare fondi dello Stato in Uruguay per evitare che finiscano sotto il suo controllo e ha lanciato un appello alle autorità di Montevideo: "Non collaborate a questo furto". Ha anche detto che l'informazione gli arriva "da alti funzionari che sono passati dalla parte della Costituzione: hanno cercato di rubare l'oro e ora vogliono rubare i fondi pubblici". Sulla posizione del nostro Paese, poi, Guaidò ha detto di auspicare che "un Paese fratello come l'Italia possa unirsi al più presto con il resto dell'Europa. Sono in contatto con i responsabili politici dell'esecutivo italiano" e sono "sicuro che l'Italia potrà fare questo passo". Guaidò ha poi aggiunto che capisce "che c'è un problema di maggioranza di governo che lo ha impedito" ed ha ricordato che "in Venezuela c'è una delle principali comunità italiane all'estero".

In Italia maggioranza divisa nonostante l'appello di Mattarella

Nel frattempo però in Italia, nella maggioranza di governo c’è una profonda divisione tra Lega e M5s, nonostante l'appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che in mattinata aveva chiesto che l'Italia assumesse, con "senso di responsabilità e chiarezza", una "linea condivisa con tutti gli alleati e i partner europei". "Non ci può essere incertezza né esitazione nella scelta tra la volontà popolare e la richiesta di autentica democrazia da un lato, e dall'altro la violenza della forza", ha scandito il capo dello Stato. Il governo però resta diviso con la Lega che ha già condannato Maduro e i 5 stelle che insistono sul "coraggio di restare neutrali". La posizione del Carroccio è chiara: "Maduro è uno degli ultimi dittatori di sinistra rimasti - sottolineano fonti leghiste all'Ansa - che governa con la forza e affama il suo popolo. L'auspicio sono libere elezioni il prima possibile". E per Salvini sul Venezuela "non stiamo facendo una bella figura". Ma l'esponente M5s Alessandro Di Battista ribadisce la linea del M5s di non voler riconoscere Guaidò: "Ci siamo sempre accodati in modo vile agli 'esportatori di democrazia'", scrive in un post su Facebook. "L'Europa dovrebbe smetterla una volta per tutte di obbedire agli ordini statunitensi", aggiunge.

Palazzo Chigi: l’Italia appoggia elezioni presidenziali libere

In serata viene diffusa una nota Palazzo Chigi, che non solo  invoca dalla parte di “elezioni presidenziali libere e trasparenti” ma sottolinea l’urgenza di "intervenire subito per alleviare le sofferenze materiali della popolazione e per consentire l'immediato accesso agli aiuti umanitari. Va inoltre garantita la sicurezza dei cittadini astenendosi da ogni forma di violenza e va garantita la libera e pacifica manifestazione del dissenso e della protesta". Nella nota c’è anche un passaggio sul Gruppo di contatto internazionale convocato in Uruguay il 7 febbraio dal Paese sudamericano e dal Messico. All'appuntamento, al quale sarà presente il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, l'Italia "parteciperà attivamente ai lavori".

Data ultima modifica 04 febbraio 2019 ore 21:55

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