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Venezuela, veto dell'Italia al riconoscimento Ue di Guaidò. Maduro: "Uscirò vincitore"

3' di lettura

La mossa del nostro Paese dopo che gli altri 27 Stati membri avevano trovato un accordo su una dichiarazione comune promossa dalla Svezia. Tajani: necessario mostrare "coesione con Ue". Il presidente socialista insiste: "Vinceremo in questa battaglia"

L'Italia ha bloccato il possibile riconoscimento da parte dell'Unione Europea di Juan Gauidò come presidente a interim del Venezuela, dopo che gli altri 27 Stati membri nella riunione informale dei ministri degli Esteri di ieri a Bucarest avevano trovato un accordo su una dichiarazione comune promossa dalla Svezia. Lo si apprende da diverse fonti diplomatiche. Intanto Nicolas Maduro non si arrende e assicura che uscirà "vincitore" dal "colpo di Stato" contro il suo governo.

Il veto dell'Italia

Spagna, Francia, Germania e Regno Unito hanno già lanciato un ultimatum al regime di Nicolas Maduro che dovrebbe portare al riconoscimento di Guaidò come presidente a interim. Secondo quanto riferiscono le fonti, durante la riunione di Bucarest la ministra degli Esteri svedese, Margot Wallstrom, si è fatta promotrice di una dichiarazione che avrebbe spinto l'Ue a fare altrettanto nel fine settimana. La Grecia, il cui governo ha preso le difese di Maduro, non si è esplicitamente opposta. L'Italia ha invece bloccato l'iniziativa che avrebbe richiesto l'unanimità dei 28 Stati membri. Sulla scelta è intervenuto a stretto giro il presidente del parlamento europeo Antonio Tajani: "Sono stupito che alcuni parlamentari" come Lega e 5 Stelle abbiano scelto di non sostenere Guaidò, “in questo momento serve coesione" in Europa.

Il ruolo di Federica Mogherini

Nella proposta si usava una formula in cui si esprimeva sostegno e riconoscimento a Guaidò nel suo ruolo istituzionale, per portare avanti la preparazione di elezioni libere e democratiche. L'Alto rappresentante dell'Ue, Federica Mogherini, ha cercato di creare consenso sul documento, ma in mancanza di unanimità ha poi lasciato ai singoli Stati la decisione sul riconoscimento, concentrandosi sull'avvio di un gruppo di contatto.

Guaidò: l'Italia faccia la cosa giusta

"In Venezuela oggi non c'è il rischio di una seconda Libia. Non c'è questo rischio perché oggi il 90% dei venezuelani vuole il cambiamento", ha detto nelle ultime ore Guaidò, che ha anche rivolto un invito al nostro paese. "Invitiamo l'Italia a fare la cosa corretta perché i giorni qui si contano in vite che si perdono: in persone assassinate dal regime, uccise dalla fame o lungo il viaggio a piedi fino in Ecuador", ha ribadito, sottolineando l'importanza del riconoscimento ottenuto ieri, 31 gennaio, da parte del Parlamento europeo. Si rivolge poi ai rappresentanti politici italiani che non sostengono la sua causa:  "Questo denota un po' di scarsa conoscenza di quello che succede in Venezuela".

Maduro: "Vinceremo in questa battaglia storica"

Ma anche Maduro è tornato a parlare oggi, con un discorso a Macarao, ad Ovest di Caracas. Dopo aver passato in rassegna uomini della Guardia nazionale bolivariana (Gnb) che parteciperanno alle manovre civico-militari previste fra il 10 ed il 15 febbraio, il capo dello Stato ha assicurato: "Resto fermo e posso dirvi che vinceremo in questa battaglia storica e in futuro diremo che è valsa la pena di lottare". Mentre dagli Usa, Donald Trump avverte: tutte le opzioni sono sul tavolo per il Venezuela. E a che gli chiedevano se intendesse impegnare militarmente gli Usa in caso di necessità, il presidente ha risposto: "Non voglio dirlo, ma è sempre un'opzione. Tutto è un'opzione".

Data ultima modifica 01 febbraio 2019 ore 22:08

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