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Huawei, Usa formalizzano accuse di frode e furto di segreti commerciali. Pechino nega

3' di lettura

Secondo gli Stati Uniti, il Cfo Meng Whanzou avrebbe mentito su rapporti e transazioni da milioni di dollari con Teheran e l’azienda l’avrebbe coperta cercando di ostacolare le indagini americane. Il colosso tech: mai commesso queste violazioni

Nel caso Huawei è arrivata la prima ufficializzazione. Gli Stati Uniti accusano l’azienda tech e Meng Wanzhou, chief financial officer e figlia del fondatore della società, di furto di segreti commerciali e di frode per la violazione delle sanzioni contro l'Iran. Il colosso cinese respinge le accuse dicendo di "non aver mai commesso le violazioni citate" e di "non essere a conoscenza di alcuna violazione" fatta da Meng Wanzhou. Una mossa forte quella statunitense, soprattutto in vista del nuovo round di trattative commerciali fra Washington e Pechino in programma il 30 e 31 gennaio.

Le accuse

Huawei e Meng sono accusati di aver mentito alle autorità bancarie per evitare dubbi ed eventuali domande su transazioni da milioni di dollari con l'Iran, spiega il ministro della sicurezza nazionale Kirstjen Nielsen. In particolare Meng - attualmente in Canada dopo il suo arresto in dicembre e per la quale gli Stati Uniti stanno cercando di ottenre l'estradizione - avrebbe ripetutamente mentito nel 2013 sui rapporti fra Huawei e la società iraniana Skycom. E il colosso cinese, consapevole delle indagini americane, l'avrebbe coperta e cercato di ostruire e ostacolare il lavoro degli investigatori statunitensi trasferendo possibili testimoni in Cina. Alle accuse sull'Iran si sommano quelle furto di segreti commerciali: con uno ''sforzo concertato”, Huawei avrebbe tentato di rubare informazioni da Tappy, il robot di T-Mobile per i test sugli smartphone.

Usa: pratiche sfacciate che vanno avanti da anni

Le pratiche dell’azienda ''vanno avanti da anni'' e riguardano anche i vertici della società, denuncia il ministro della Giustizia ad interim, Matthew Whitaker, secondo il quale la Cina dovrebbe agire ed essere preoccupata per l'attività del colosso tech. Parole di condanna arrivano anche dal segretario al Commercio Wilbur Ross: mentire, ingannare e rubare non è una strategia perseguibile per la crescita. Le accuse mettono in evidenza le ''azioni sfacciate e persistenti'' di Huawei ai danni ''di società e istituzioni finanziarie americane'', osserva il numero uno dell'Fbi, Christopher Wray, secondo cui società come Huawei rappresentano ''un rischio sia per la sicurezza economica sia per quella nazionale, e l'ampiezza delle accuse'' presentate ''chiarisce quanto seriamente l'Fbi prende queste accuse''.

Pechino: cancellare la richiesta di arresto di Meng Whanzou

Huawei, oltre a respingere le accuse formalizzate dagli Usa, chiede anche di rimuovere la richiesta d'arresto contro Meng Wanzhou e di non procedere con la richiesta di estradizione dal Canada evitando di peggiorare il percorso negativo finora intrapreso. La società sottolinea in una nota che "le asserzioni contenute nell’indagine su segreti commerciali promossa dal distretto occidentale di Washington sono già state oggetto di una causa civile, risolta dalle parti dopo che una giuria di Seattle non ha riscontrato alcun danno né condotta volontaria e maliziosa riguardo all’accusa di appropriazione di segreti commerciali". Il ministero degli Esteri cinese, dopo poche ore dalla formalizzazione delle accuse, assicura che Pechino "proteggerà con fermezza i legittimi interessi delle compagnie cinesi" ed esprime "grave preoccupazione" per l'ultima mossa decisa dagli Stati Uniti sollecitando la cancellazione della richiesta di arresto di Meng e la fine dell'"irragionevole repressione" messa in atto contro le imprese cinesi, inclusa Huawei. Pechino, sul punto, intende muoversi "con fermezza" lavorando alla tutela di tutti i loro "interessi legittimi". La messa in stato d'accusa di Huawei è stata invece definita "ingiusta e immorale" da un funzionario del ministero dell'Industria cinese.

Data ultima modifica 29 gennaio 2019 ore 10:15

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