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Perché c'è un'altra Africa da raccontare

2' di lettura

Storie di talento e innovazione, creatività e ingegno. E' il Continente più giovane al mondo, quello che non ti aspetti e che spesso non viene raccontato dalla stampa mainstream.

Se dico Africa, cosa vi viene in mente?  Basta la parola e il pensiero corre alle guerre, ai bambini dai ventri gonfi dalla fame, alle lotte tribali, le epidemie, il sottosviluppo. Questo, solo questo, costituisce gran parte dell’immaginario collettivo quando parliamo del continente nero. Una superficie di 30 milioni di chilometri quadrati che si estende dal Marocco al Sudafrica, in cui vivono oltre un miliardo di persone, in cui si parlano oltre duemila lingue, è incastrata in pochi, tragici luoghi comuni.

L'Africa e la rivoluzione digitale

Il continente più giovane al mondo, 54 paesi in cui ogni giorno nascono circa 160.000 bambini, e in cui sette abitanti su 10 hanno meno di 30 anni, resta imbrigliato in una narrazione che spesso oscilla tra pietismo, allarmismo e paternalismo. Purtroppo o per fortuna però, è finito il tempo in cui si poteva raccontare l’Africa senza chiamare in causa loro, i diretti interessati: gli africani. L’avvento di Internet e delle tecnologie digitali ha dato la spallata definitiva: basta navigare sul web o un accedere ai social per imbattersi in storie di successo, che riflettono l’immagine complessa di un continente dinamico, la cui scena artistica, tecnologica  ed economica è in fermento. Un esempio? Le app di medicina a distanza inventate dagli ingegneri kenyani che permettono di fornire assistenza medica agli abitanti delle zone rurali, e di ottenere diagnosi attraverso lo scan di un telefono cellulare. 

Storie di un continente sempre in movimento

Storie di talento e innovazione che vale la pena raccontare, ed è quello che ci proponiamo di fare in questo blog: dalla Lagos Fashion Week, che ha valso alla città nigeriana l’appellativo di ‘Firenze dell’Africa occidentale’, all’incredibile storia di Kitty Phetla, ballerina e coreografa del Joburg Ballet, cresciuta tra i vicoli della baraccopoli di Soweto, dove ancora oggi insegna ai ragazzi e alle ragazze a sfidare la vita in punta di piedi. E ancora al Botswana con Modisar, una delle tante app agricole, 100% made in Africa, che permette agli allevatori di ricevere consulenze zootecniche ed essere in costante aggiornamento.

Un viaggio senza pretese di esaustività, per offrire una panoramica su un’Africa inattesa, che raramente trova spazio nei notiziari e sui giornali.  D’altronde, come scriveva Plinio il Vecchio, “Ex Africa semper aliquid novi”, dall’Africa arriva sempre qualcosa di nuovo.

 

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