Samsung si scusa con gli operai malati di cancro: pagherà risarcimento

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L'azienda ha ammesso di non essere riuscita a gestire "i potenziali rischi per la salute", in cui sono incorsi diversi dipendenti. Previsto il pagamento di un indennizzo a chi si è malato di leucemia, ha avuto aborti spontanei o figli con malattie congenite

Samsung si scusa formalmente per i casi di morti e di malattie sul lavoro del personale impiegato nelle sue fabbriche in Corea del Sud. Le dichiarazioni fanno parte di un accordo raggiunto fra l'azienda e i rappresentanti dei lavoratori ammalatisi mentre erano impiegati nelle linee di produzione di chip e di display, a causa dell'esposizione ai componenti chimici utilizzati nella produzione. Il pagamento di un risarcimento da parte di Samsung mette fine a oltre un decennio di contenziosi. "Offriamo le nostre sincere scuse", ha dichiarato il presidente e ceo Kim Ki-nam, durante una conferenza stampa a Seoul, alla quale hanno partecipato anche attivisti e parenti dei lavoratori.

Risarcimenti alle vittime

L’azienda ha accettato i termini di risarcimento suggeriti da un mediatore che prevede il pagamento fino a 150 milioni di won, circa 117mila euro, per ogni caso accertato di malattia a partire dal 1984. Avranno diritto ad essere risarciti non solo i lavoratori che si sono ammalati di patologie gravi come leucemia e tumori cerebrali, ma anche le lavoratrici che a causa dell’esposizione alle sostanze nocive hanno avuto aborti spontanei e i casi in cui i figli sono nati con malattie congenite.

"Non gestiti i potenziali rischi per la salute"

Nell’accordo Samsung ammette di non aver garantito standard di sicurezza all’altezza ma non che l’ambiente di lavoro sia stata la causa diretta delle malattie. Nello specifico, Kim Ki-nam, ha ammesso che l’azienda non è riuscita a "gestire in maniera piena e completa i potenziali rischi per la salute" di cui hanno sofferto diversi dipendenti nell’ultimo decennio. "Oggi offriamo le nostre sincere scuse ai nostri dipendenti che hanno sofferto di malattie e alle loro famiglie", le parole del presidente e ceo.

Nel 2007 il primo decesso

Il primo decesso di una dipendente risale al 2007, quando Hwang Yu-mi, una lavoratrice di 23 anni, è morta a causa di una leucemia dopo aver lavorato in una delle fabbriche di Samsung. A seguito della scomparsa, il padre della ragazza, Hwang Sang-gi, ha rifiutato una prima offerta di indennizzo ed ha avviato una battaglia per fare chiarezza sul ruolo dell'azienda nella morte della figlia. Dal suo attivismo è nato un movimento che nell’ultimo decennio si è impegnato per ottenere risarcimenti congrui, scuse da Samsung e un innalzamento degli standard di sicurezza. Dal 2008 diverse cause sono state intentate contro Samsung ma, come riporta Cnbc, pochi sono stati i casi di successo. "Nessuna scusa sarà mai sufficiente dopo i raggiri e le umiliazioni patiti in questi undici anni, la sofferenza provocata dalla malattia e il dolore di perdere i propri cari", ha dichiarato dopo la conferenza stampa Hwang, che però prenderà queste scuse "come una promessa da parte dell’azienda di migliorare la sicurezza all’interno delle sue fabbriche".

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