Riad: Khashoggi è stato drogato e fatto a pezzi, bin Salman estraneo

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Secondo la procura, a ordinare l'uccisione del giornalista è stato il capo del team di Riad inviato a Istanbul per riportarlo in Arabia Saudita. Incriminate 11 persone. Chiesta alla Turchia la trasmissione di "prove e ogni registrazione audio" sull'omicidio

Il giornalista Jamal Khashoggi è stato avvelenato con una dose letale di droga e il suo corpo è stato poi smembrato e portato fuori dal consolato saudita di Istanbul. A ordinare l'uccisione è stato il capo del team di Riad inviato a Istanbul per riportarlo in Arabia Saudita, mentre il principe ereditario Mohammed bin Salman non era assolutamente a conoscenza dei piani per l'omicidio. È quanto rivela la procura di Riad, che ha anche annunciato l'incriminazione per 11 sospetti. Per cinque di loro chiederà la pena di morte: tra questi anche il capo della squadra di rimpatrio. (LE TAPPE DEL CASO

Riad chiede registrazioni audio ad Ankara

Il cadavere del giornalista, scrive il sito dell’emittente televisiva al Arabiya, "è stato consegnato a un agente di sicurezza turco fuori dalla sede consolare". Riad ha diramato ad Ankara "un ritratto segnaletico dell'agente turco" che avrebbe ricevuto fuori dal consolato il contenitore con il corpo smembrato. La procura saudita, sottolineando che "proseguirà le indagini", ha chiesto alla Turchia la trasmissione di "prove e ogni registrazione audio" collegate all'assassinio. Nel complesso sono 21 le persone arrestate in relazione al caso. Del corpo di Khashoggi, sottolinea poi la procura, "non ci sono ancora notizie".

Responsabile il numero due dell’intelligence

Il più alto ufficiale in grado nel team omicida, e quindi quello che in ultima istanza avrebbe deciso l'uccisione del reporter, era il numero due dell'intelligence e un fedelissimo del principe ereditario Mohammed bin Salman, Ahmad al Asiri, che è stato già rimosso dalle sue funzioni, ha spiegato il procuratore saudita. La procura ha anche confermato la notizia della sospensione di Saud al Qahtani, ex responsabile della comunicazione di bin Salman, che è indagato e sottoposto a divieto di espatrio.

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