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Bye Bye BoJo, la Brexit ha un nuovo Campione

5' di lettura

Geoffrey Cox è entrato nell'Esecutivo di Theresa May a luglio, e in poco meno di 4 mesi è riuscito a diventare il punto di riferimento dei Brexiter ancora al Governo. Il backstop a tempo indeterminato sarebbe un "limbo infernale" per il Regno Unito, il suo allarme.

Classe 1960, laurea in legge a Cambridge, sposato e con tre figli. Conservatore e membro della Camera dei Comuni dal 2005 con maggioranze crescenti ad ogni rielezione; il deputato più ricco del Regno Unito fino al 2018, circostanza che comunque non gli ha impedito di chiedere rimborsi un po' estremi e molto criticati come 40 penny per mezzo litro di latte.  "Sicuro di sé", "ottimo oratore" dalla voce di un baritono, con una predilezione per le citazioni di John Milton - e vista la situazione viene subito in mente " “Il mio esservi ignoto dimostra che voi stessi siete ignoti”. Nominato Attorney General del Governo di Theresa May - ovvero colui che deve navigare nei meandri dei testi negoziati con Bruxelles per coglierne ogni aspetto e implicazione - nel luglio del 2018, ha abbandonato l'esercizio della professione di avvocato.

Geoffrey Cox è notoriamente un Brexiter, posizione annunciata nel febbraio del 2016 durante un intervento a Westminster "dopo mesi di dibattito interiore", perché "non dobbiamo avere paura di riprendere il pieno controllo del governo del nostro Paese". Ma solo ora i riflettori della politica britannica post-referendaria si sono puntati su di lui, garantendogli un posto in prima linea in questa ultima fase negoziale. E, chissà, anche in futuro.

Un primo passaggio era avvenuto a Birmingham, durante la Conferenza annuale del partito conservatore. Allora, non a caso appena nominato, accese la platea guardando al futuro con ottimismo e fiducia, scandendo che il Regno Unito doveva cogliere il "premio prezioso" della Brexit, un discorso che la stessa Theresa May aveva apprezzato - soprattutto, probabilmente, nel passaggio in cui, ad attivisti a rischio "incanto" con la "sirena" Boris Johnson nella stanza accanto, aveva raccomandato di unirsi nel sostenere la Primo Ministro. Una performance che sui social aveva garantito a Cox un fan club di tutto rispetto, e il titolo di "Brexiter dell'anno". Altro che BoJo. D'altra parte, non sei un avvocato di successo per trent'anni se non sai come farti ascoltare, e con successo.

Ma il momento della svolta è avvenuto all'inizio della settimana. Non più fresco di promozione, e forte di settimane di negoziati, secondo lo Spectator nella riunione di Gabinetto Cox avrebbe paragonato l'ultima proposta dell'Unione europea in merito alla ormai famigerata clausola di salvaguardia (appartenenza di tutto il Regno all'Unione doganale con l'UE ma a tempo indeterminato) al "primo cerchio dell'inferno di Dante" - cioè il Limbo - dal quale "sarebbe impossibile scappare". Per poi aggiungere, nella ricostruzione del Telegraph, tre possibili opzioni future: accettare un backstop dal quale Londra non potrà mai uscire come propone Bruxelles; spingere per un no-deal come in teoria nessuno vuole; rinunciare completamente all'ipotesi di un backstop come Bruxelles non accetterà mai, visto l'impegno preso in tal senso dallo stesso Esecutivo  - una posizione che ricorda molto quella di Johnson.

Quanto basta per diventare il nuovo Campione dei Duri e Puri del Governo - quelli che ancora non hanno voltato le spalle alla May, ma che non hanno alcuna intenzione di voltare le spalle alla Hard Brexit dei loro sogni.

Così, nelle prossime settimane sarà il suo nulla-osta quello che la fazione più rigida cercherà, prima di garantire il proprio sostegno alla Premier. E non a caso. Perché lo scoglio che rischia di far affondare la nave dei negoziati, ovvero il backstop, trova origine proprio nell'Accordo sottoscritto a dicembre - ed evidentemente a suo tempo non sufficientemente compreso da tutti i protagonisti dell'esecutivo. Nel riassunto del Ministro per l'Ambiente Michael Gove: "imbrogliami una volta, e ti devi vergognare; imbrogliami due volte, e sono io che mi devo vergognare".

Una frase che racconta bene anche l'atmosfera, al numero 10 di Downing Street. La settimana che era iniziati con annunci di coltelli fra le scapole e omicidi politici della May, tanto da provocare più di una reazione sdegnata per toni anonimi assolutamente fuori luogo, si conclude con la May ancora PM. Ma questo non vuol dire che in pentola non ci sia qualcosa in ebollizione.  

E di quel "qualcosa", secondo molte voci, Cox potrebbe essere il nuovo cuoco - o ingrediente principale. La stella di BoJo sembra essere definitivamente tramontata, tra tradimenti politici (e non solo), bugie e tentennamenti; Jacob Rees-Mogg per molti è troppo estremista, e di certo non in grado di unire il partito dietro di sé; David Davis resta sempre un'opzione possibile, ma mai veramente sulla rampa di lancio. Il General Attorney venuto dal nulla - per i fanatici della vita sociale di Westminster, non certo per i suoi ex colleghi o per i cittadini della sua circoscrizione - e arrivato a Downing Street, sia pure come ospite, grazie alla May, potrebbe davvero essere colui che, alla fine, da Downing Street la farà uscire.

Anche perché "grazie" al suo intervento ora il Governo è nuovamente spaccato sul prossimo passo: da un lato la sua "gang", che fa affidamento sulla sua competenza legale; dall'altro i più Europeisti come il vice Premier David Lidington, che vorrebbero garantire al Primo Ministro spazio di manovra nel tentativo di raggiungere un compromesso - proprio mentre il giudizio di Cox, messo a verbale, diventa parte degli archivi di governo. Insomma, nessuno potrà dire che "non sapeva".  

Intanto tra Londra e Bruxelles le distanze di certo non si accorciano, mentre il tempo continua a scorrere, e correre.  

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