Siria, la guerra sempre più sporca

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In Siria sono state usate armi chimche, denuncia la BBC in un recente reportage. E' solo l'ennesimo segnale che la guerra continua e che si tratta di uno dei conflitti più feroci degli ultimi anni

Non si parla spesso di Siria, ormai. La narrazione comune è che la situazione, dopo 7 anni di massacro senza confini né regole, si stia ormai normalizzando sotto l’egida della “stramba alleanza” (Siria, Russia, Turchia e Iran). Sì, certo, ci sono delle vampate di violenza, alcune sacche dove gli islamisti (definizione volutamente vaga) ancora continuano a esercitare il controllo, e la questione curda che pende, irrisolta, a perenne monito delle coscienze sporche di noi occidentali.

Ma, tutto sommato, non è più il bagno di sangue di – per esempio – due anni fa. A riprova di questa narrazione, l’annuncio dell’apertura del valico di Quneitra, tra Israele e Siria. Un valico che lo stesso Stato Ebraico considera un “simbolo del regime di Bashar”. E insomma, anche Israele, che certo non vede di buon occhio l’alleanza con l’Iran, sembrerebbe prendere atto della situazione.

Purtroppo è una narrazione che manca di un pezzo di un pezzo fondamentale: la verità.

Perché in Siria si continua a combattere, e morire.

Mentre ticchetta l’orologio dell’ultimatum per Idlib (roccaforte dell’opposizione sostenuta dalla Turchia, alleata alla Russia ma avversa ad Assad, tanto per capire che razza di impiccio è questa “alleanza”), si possono leggere i rapporti delle varie Ong impegnate sul campo per leggere dati devastanti sulla quotidiana moria di bambini. Ad esempio, l’ultimo di Save the Children sulla malnutrizione che mette la Siria tra i paesi più colpiti, sull’emergenza umanitaria di milioni persone che vivono sostanzialmente sotto assedio. Sulle costanti purghe esercitate dalle fazioni vincenti spesso su popolazioni inermi.

Alberto Negri del “Sole” ha sempre sostenuto che la guerra in Siria era decisamente la più sporca che avesse mai visto. E se lo dice uno che ha raccontato i principali conflitti degli ultimi 40 anni, non si può non dargli credito. Non fosse altro che ogni giorno ne arriva una conferma.

La BBC, per esempio, ha pubblicato un accuratissimo dossier in cui dimostra che il regime di Assad ha usato armi chimiche in almeno 106 attacchi sin dal 2014. Un anno, cioè, dopo aver siglato la convenzione contro le armi chimiche. Ma ci sono prove che anche gli oppositori non hanno esitato a farne uso.

Spesso è complicato – e frustrante – cercare di capire il caotico puzzle del conflitto siriano. Alcuni analisti si sono spinti a identificarne almeno 10 in contemporanea: da quello secolare tra sunniti e sciiti a quello tra i sostenitori e gli oppositori dei Fratelli Musulmani, fino alle più minuscole lotte tra signori della guerra e fazioni dell’Islam radicale. Per non parlare delle varie guerre “per interposta nazione” (Usa- Russia, Arabia Saudita – Iran, Israele – Iran solo per dire i principali).

Quello che resta alla fine sono le vittime, in maggioranza civili, donne e bambini. E già basterebbe questo per definirla una guerra sporca.

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