Filippine, il presidente Duterte ammette "uccisioni extragiudiziali"

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Il presidente ha definito gli omicidi legati alla guerra alla droga come il suo "unico peccato". Il suo portavoce però frena: "Commenti scherzosi, da non prendere alla lettera". La Corte penale internazionale sta indagando per crimini contro l'umanità

Il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte ha per la prima volta ammesso apertamente di aver autorizzato uccisioni extragiudiziali come parte della sua guerra alla droga. La conferma è arrivata in un discorso tenuto nel palazzo presidenziale, durante il quale ha sfidato direttamente chiunque avesse criticato il modo in cui gestisce il Paese.

Le parole di Duterte

"Qual è la mia colpa? Ho rubato anche un solo peso? Il mio unico peccato sono le uccisioni extragiudiziali", ha affermato Duterte. In passato, il presidente aveva già affrontato il tema degli omicidi. Ammettendo l'esistenza delle esecuzioni, ma negando che fossero promosse direttamente dallo Stato. Il principale effetto dell'ammissione sarebbe rafforzare le indagini preliminari in corso da parte della Corte penale internazionale sulle migliaia di esecuzioni extragiudiziali condotte nell'ambito della guerra alla droga di Duterte. Il portavoce del presidente, Harry Roque, ha però sottolineato che i suoi commenti sarebbero "scherzosi" e che "non dovrebbero essere presi alla lettera".

Il bilancio della guerra alla droga

A marzo, la Corte ha confermato l'indagine per crimini contro l'umanità. Sia quando Duterte era sindaco di Davao che come presidente, negli ultimi due anni. Per tutta risposta, le Filippine hanno abbandonato lo Statuto di Roma, il trattato internazionale istitutivo della Corte Penale Internazionale, firmato il 17 luglio 1998. In sostanza, quindi, Duterte aveva risposto alle accuse non riconoscendo l'autorità che le stava muovendo. Secondo le statistiche ufficiali, da quando Duterte è diventato presidente sono state uccise dalla polizia 4.500 persone, in maggioranza spacciatori e tossicodipendenti. I dati raccolti dalla Corte parlano invece di 8mila vittime. E alcuni gruppi per la difesa dei diritti umani ne ipotizzano 12mila. Una campagna di violenze che dovrebbe continuare. Duterte ha infatti dato la sua "parola d'onore" sul fatto che la sua guerra alle droghe "non finirà". A costo di "mettere sul tavolo la mia vita e la presidenza".

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