Rohingya, Onu: "Aung San Suu Kyi avrebbe dovuto dimettersi"

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Lo ha detto alla Bbc l'Alto commissario uscente delle Nazioni Unite per i diritti umani, Ra'ad Al Hussein, dando seguito al rapporto secondo cui la leader birmana non avrebbe fatto nulla per fermare i crimini di guerra contro la minoranza musulmana

La leader birmana Aung San Suu Kyi avrebbe dovuto dimettersi dopo la violenta campagna militare contro la minoranza musulmana Rohingya portata avanti lo scorso anno. A sostenerlo è l'Alto Commissario Onu per i diritti umani uscente Zeid Ra'ad Al Hussein, che ha parlato alla Bbc. Il suo giudizio dà seguito alla pubblicazione del rapporto delle Nazioni Unite, secondo cui la leader birmana non avrebbe fatto abbastanza per tentare di fermare il genocidio e i crimini di guerra contro la minoranza Rohingya.

"Deplorevole" la giustificazione dei militari

Secondo l'Alto commissario uscente, i tentativi del premio Nobel di giustificare le azioni militari perpetrate contro i Rohingya sarebbero "profondamente deplorevoli". "Suu Kyi era in grado di fare qualcosa", ha detto Zeid Ra'ad Al Hussein nel corso di un'intervista all'emittente britannica. "Avrebbe potuto restare in silenzio - ha aggiunto - o, meglio ancora, avrebbe potuto rassegnare le dimissioni". Per Al Hussein, non ci sarebbe stato alcun bisogno che diventasse la portavoce dell'esercito birmano. "Non era costretta a dire che si trattava di un iceberg di disinformazione. Che erano menzogne".

Cosa ha detto San Suu Kyi

Tra il 1989 e il 2010, Suu Kyi, 73 anni, ha trascorso circa 16 anni agli arresti domiciliari del governo militare. Per decenni, è stata uno dei simboli nel mondo della difesa dei diritti umani per il suo attivismo in favore della democrazia. Quando nel 2012 scoppiarono violenze collettive e furono sfollati più di 100 mila Rohingya, Suu Kyi cercò di rassicurare la comunità internazionale sull'impegno per la difesa dei diritti umani e dei valori democratici. Nel 2015, il suo partito, la National League for Democracy, ha vinto le elezioni e lei è diventata il leader de facto della Birmania. Mentre la crisi Rohingya continuava, scrive Bbc, Suu Kyi avrebbe sempre sminuito la gravità della situazione negando che fosse in corso una pulizia etnica. La leader birmana ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 1991 e, nonostante le ultime rivelazioni del rapporto Onu, il comitato responsabile del premio ha affermato lo scorso 29 agosto che non le sarà ritirato.

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