Macron su collaboratore che ha picchiato manifestanti: “No impunità”

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Il presidente francese parla del caso Benalla dopo quattro giorni di silenzio: “Fatti inaccettabili”. Oggi l’apertura dell’inchiesta parlamentare, ieri di quella della procura per "violenze durante una manifestazione" e "ingerenza nell'esercizio della funzione pubblica"

Dopo un silenzio durato quattro giorni, il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato del caso di Alexandre Benalla, il suo collaboratore indagato per le violenze contro alcuni manifestanti del primo maggio scorso a Parigi (VIDEO). Secondo quanto trapela dall'Eliseo, il capo dello Stato ha detto che "non ci può essere impunità" per quelli che considera "fatti inaccettabili". Una presa di posizione, quella di domenica sera, che arriva nel giorno dell’apertura di un’inchiesta da parte della procura francese e alla vigilia di quella parlamentare.

Macron: disfunzionamenti all’Eliseo

"Nessuno è al di sopra delle leggi", ha detto Macron, riconoscendo poi l'esistenza di "disfunzionamenti" all'Eliseo e sottolineando che si rivolgerà direttamente ai francesi quando "lo riterrà utile". Secondo la fonte citata dai media francesi, il presidente ha anche chiesto al segretario generale della presidenza, Alexis Kohler, di fare delle proposte di riorganizzazione interna perché non si ripeta quello che è successo.

Sbloccare i lavori sulla riforma costituzionale

Nella serata di domenica Macron ha ricevuto, in comitato ristretto, il premier Edouard Philippe, il ministro dell'Interno Gérard Collomb (che oggi dovrà rispondere alle interrogazioni dei senatori in Parlamento), ma anche il portavoce Benjamin Griveaux e il leader del partito di maggioranza “En Marche!” Christophe Castaner. La speranza è che il caso Benalla non blocchi i lavori sulla riforma costituzionale in Parlamento come è avvenuto negli ultimi giorni.

L’inchiesta della procura francese

Intanto, secondo Le Figaro, ieri la procura francese ha aperto ufficialmente un'inchiesta sul fedelissimo collaboratore di Emmanuel Macron e un suo collega, Vincent Crase, ufficiale di riserva della gendarmeria e anche lui collaboratore dell'Eliseo che ha partecipato al pestaggio, per "violenze durante una manifestazione" e "ingerenza nell'esercizio della funzione pubblica". A Benalla e Crase è stato imposto il divieto di esercitare una funzione o un servizio pubblico e di portare un'arma, mentre i tre poliziotti accusati di aver passato a Benalla le immagini dei video di sorveglianza sono stati temporaneamente sospesi dal servizio e non possono avere contatti con gli altri due indagati.

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