Brasile, respinto ordine di scarcerazione: Lula resta in cella

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Un magistrato ha ordinato la liberazione dell’ex presidente, ma la decisione è stata bloccata da un giudice federale. Sull'ex capo di Stato pesa una condanna di 12 anni per corruzione e riciclaggio

Nuovo scontro nei tribunali brasiliani sulla vicenda giudiziaria di Luiz Inacio Lula da Silva. Un giudice di Porto Alegre ha ordinato la scarcerazione dell'ex presidente, che è stata però respinta dal pm simbolo delle inchieste anticorruzione, Sergio Moro. L'ex capo di Stato resta così in carcere.

Accoglimento del ricorso

Rogerio Favreto, il giudice del tribunale di secondo grado di Porto Alegre - lo stesso che ha confermato la condanna a 12 anni di Lula, per corruzione e riciclaggio - che era di turno questa domenica, ha accolto oggi un ricorso presentato venerdì scorso da tre deputati del Partito dei Lavoratori (Pt), e ha ordinato la scarcerazione dell'ex presidente.

Secondo Favreto, il fatto che Lula si trovi rinchiuso in una cella della polizia a Curitiba rappresenta una violazione dei suoi diritti politici, giacché' è precandidato del suo partito per le elezioni del prossimo ottobre.

I tre deputati che avevano presentato il ricorso si sono immediatamente presentati a Curitiba per chiedere la liberazione di Lula, ma la polizia si è rifiutata a procedere, su istruzioni di Moro. Malgrado sia in vacanza all'estero, il pm ha infatti dichiarato che il magistrato di Porto Alegre risulta "del tutto incompetente" per occuparsi del caso, e si è opposto alla scarcerazione dell'ex presidente.

L’intervento del magistrato federale

Mentre la tensione politica cresceva nei media e suoi social, però, è intervenuto Joao Pedro Gebran Neto, il magistrato federale responsabile delle inchieste anticorruzione, e in particolare di quella per la quale è stato condannato Lula, che ha bloccato l'ordine di scarcerazione.

In una breve ordinanza, Gebran Neto ha disposto che "per evitare maggiori confusioni", e tenendo conto che la decisione di Favreto può essere rivista dal giudice competente nel caso, cioè lui stesso, la polizia di Curitiba deve "astenersi da qualsiasi azione che modifichi la sentenza collegiale" del tribunale di Porto Alegre, che ha confermato in secondo grado la colpevolezza di Lula e ne ha disposto la carcerazione.   

Nuovo scontro politico

Formalmente, dunque, Gebran Neto non ha respinto l'ordine di scarcerazione, ma l'ha sospeso fino al momento in cui lui stesso prenda una decisione, sottolineando però che esistono già varie decisioni contrarie, adottate a livello regionale, federale e perfino dal Supremo Tribunale Federale (Stf).

Questo intenso dramma giudiziario domenicale ha lasciato però una nuova traccia dello scontro politico che attraversa i tribunali brasiliani: gli anti-Lula accusano un magistrato di aver voluto approfittare di un turno di guardia per liberare un condannato solo perché lo appoggia politicamente e i pro-Lula denunciano che un pm schierato si è rifiutato di ubbidire un'ordinanza emessa da un superiore gerarchico.

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