Ancora violenze a Gaza e Cisgiordania: almeno 62 morti da ieri

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Aumentano le vittime delle proteste, dopo l’inaugurazione dell’ambasciata Usa a Gerusalemme. Sciopero e lutto in Palestina. Turchia e Israele allontanano ambasciatori a vicenda. Usa bloccano richiesta indagine indipendente Onu. Appello Nazioni Unite: evitare una guerra

Ancora incidenti e vittime a Gaza e in Cisgiordania: nel giorno dei funerali dei palestinesi uccisi ieri durante i duri scontri con l'esercito israeliano lungo il confine, a cui hanno partecipato decine di migliaia di persone, il numero dei morti continua a crescere. Tra ieri e oggi è salito a 62. Le forze militari di Tel Aviv hanno confermato che sono in corso scontri in tutti i territori occupati. E il ministero della Sanità della Striscia ha parlato di 250 feriti.

L'appello dell'Onu: agire per evitare una guerra 

Per discutere della situazione a Gaza, si è riunito il Consiglio di sicurezza dell'Onu. Nikolay Mladenov, coordinatore speciale dell'Onu per il processo di pace in Medio Oriente, ha lanciato un appello: "Israele deve calibrare l'uso della forza, deve proteggere i suoi confini ma farlo in modo proporzionato, mentre Hamas non deve usare le proteste per mettere bombe e compiere atti provocatori". "La comunità internazionale deve intervenire e prevenire una guerra", ha aggiunto Mladenov, definendo la situazione nella Striscia "disperata". Il Kuwait aveva elaborato una dichiarazione che esprimeva sdegno e dolore per la morte dei civili palestinesi e chiedeva "un'indagine indipendente e trasparente delle Nazioni Unite per determinare la responsabilità": la dichiarazione, secondo fonti del Palazzo di Vetro, sarebbe stata bloccata dagli Stati Uniti. L'ambasciatore del Kuwait all'Onu proporrà comunque una bozza di risoluzione al Consiglio di Sicurezza per chiedere una forza di "protezione internazionale per i civili palestinesi". Gli ambasciatori arabi all'Onu sostengono questa bozza, che probabilmente verrà votata domani. In una nota congiunta, invece, i rappresentanti dei Paesi Ue hanno chiesto "a tutte le parti di intraprendere passi immediati per la de escalation ed esercitare moderazione".

Haley lascia sala quando parla palestinese

"I palestinesi usano la scusa dell'ambasciata Usa a Gerusalemme per atti di violenza contro Israele. Ogni Paese ha diritto di difendere se stesso. Ogni vittima causata dalle recenti violenze è una vittima dei crimini di guerra di Hamas", ha detto l'ambasciatore israeliano all'Onu. Stessa linea di Nikki Haley, ambasciatrice americana. "Hamas è felice di quanto accaduto. Nessun Paese in questa situazione agirebbe con più moderazione di quanto ha fatto Israele", ha dichiarato. Haley ha lasciato la sala quando ha preso la parola il collega palestinese, che al Consiglio di sicurezza ha detto: "Quanti palestinesi devono morire prima che facciate qualcosa?". Il governo palestinese, intanto, ha chiesto al Consiglio dei diritti umani dell'Onu (Unhrc) "di organizzare un incontro urgente per decidere l'invio di una missione internazionale per investigare sui crimini commessi dalle forze di occupazione militare contro gente inerme". Il governo di Rami Hamdallah ha detto di ritenere Israele e l'amministrazione Usa responsabili "del massacro che ha avuto luogo contro il popolo palestinese della Striscia".

Morta anche una neonata

E mentre continuano gli scontri e le tensioni, il ministero della Sanità della Striscia ha comunicato che sono 62 le persone uccise durante le violente proteste per l’inaugurazione della nuova ambasciata Usa a Gerusalemme. Secondo Hamas, dieci degli uccisi erano suoi agenti, incaricati di garantire la protezione dei dimostranti. Lo Shin Bet, la sicurezza interna di Israele, ha invece dichiarato che almeno 24 dei manifestanti palestinesi uccisi "erano terroristi nell'atto di compiere atti di terrore". Tra le vittime di ieri c'è anche una neonata. La piccola sarebbe morta a causa delle inalazioni dei gas lacrimogeni, anche se un portavoce dell'esercito israeliano e alcune fonti mediche hanno detto che ci "sono ragionevoli dubbi" sulle cause della morte della bimba. I feriti sono quasi 3mila.

La rivolta contro l’ambasciata Usa a Gerusalemme

La tensione è scoppiata ieri nel giorno del trasferimento a Gerusalemme dell’ambasciata americana. Lungo la Striscia di Gaza, migliaia di persone hanno dato vita a violenti scontri con l'esercito israeliano. Tra le vittime, secondo Amnesty International, ci sono anche molti minorenni. Nel corso della giornata il presidente Usa Donald Trump, su Twitter, ha scritto che è "un gran giorno per Israele". Mentre dure condanne sono arrivate dall’Iran, dalla Lega Araba e dalla Turchia. Il presidente Erdogan ha organizzato per venerdì a Istanbul una "grande manifestazione" in solidarietà con i palestinesi. Ha anche richiamato i suoi ambasciatori in Usa e Israele definendo lo Stato ebraico “terrorista, responsabile di genocidio” e ha chiesto all'ambasciatore israeliano in Turchia di lasciare il Paese "a causa dei morti" a Gaza. "Erdogan è fra i maggiori sostenitori di Hamas e di conseguenza non c'è dubbio che sia un grande intenditore di terrorismo e di stragi. Gli suggerisco di non farci prediche morali", è stata la replica del premier israeliano Benyamin Netanyahu. Israele ha anche chiesto al console turco a Gerusalemme "di ritornare in patria per un lasso di tempo per consultazioni".

Scioperi e lutto nazionale in Palestina

Ieri il presidente palestinese Abu Mazen ha annunciato uno sciopero generale e tre giorni di lutto per le vittime. Per lui a Gerusalemme "non è stata aperta un'ambasciata, ma un avamposto americano". Oggi dunque i palestinesi della Cisgiordania e di Gerusalemme est osservano uno sciopero generale in seguito alle uccisioni di ieri. La protesta (che include appunto tre giornate di lutto), diretta anche contro il trasferimento a Gerusalemme dell'ambasciata Usa, prevede la chiusura di negozi e scuole. La tensione rimane alta anche per l'altra giornata di mobilitazione convocata da Hamas in occasione della “Nakba”, la "catastrofe" della nascita di Israele il 15 maggio 1948. Manifestazioni commemorative in tutta la Palestina. Anche per questo gli Usa hanno deciso di rafforzare la sicurezza attorno alle proprie ambasciate in Israele, Turchia e Giordania.

Israele e Usa accusano Hamas

Il premier israeliano Netanyahu ha garantito: "Continueremo ad agire fermamente per proteggere la nostra sovranità e i nostri cittadini”. Israele ha definito quella di ieri “un’operazione terroristica” condotta da Hamas. Così come ribadito anche dalla Casa Bianca: "La responsabilità è di Hamas”. La situazione a Gaza, ha detto invece Mosca, è fonte di "profonda preoccupazione": "Tutte le parti, in particolare i membri del Quartetto (Russia, Stati Uniti, Nazioni Unite e Unione Europea) dovrebbero astenersi da azioni che potrebbero aumentare le tensioni".

Data ultima modifica 15 maggio 2018 ore 20:50

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