Rivolta per ambasciata Usa a Gerusalemme, 55 morti a Gaza

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Città blindata per l'inaugurazione della nuova sede. Alla cerimonia presente Ivanka Trump. Lungo la Striscia esplode la rabbia: oltre 2mila i feriti tra i palestinesi. Netanyahu: continueremo a proteggere i confini. Abu Mazen annuncia sciopero e 3 giorni di lutto

Nel giorno del trasferimento a Gerusalemme dell’ambasciata americana esplode la rabbia lungo la striscia di Gaza. Almeno 55 manifestanti palestinesi sono stati uccisi e oltre duemila sono rimasti feriti, compresi quelli intossicati dai lacrimogeni, negli scontri con l'esercito israeliano. Lo riferisce l'agenzia Maan, mentre Amnesty International denuncia che fra i morti ci sarebbero "anche sei minori". Nel corso della giornata il presidente Usa, su Twitter, ha scritto che questo è "un gran giorno per Israele". Condanne da Iran, Turchia e dalla Lega araba, mentre il presidente palestinese Abu Mazen ha annunciato uno sciopero generale e tre giorni di lutto per le vittime. Per lui a Gerusalemme "non è stata aperta un'ambasciata, ma un avamposto americano". Ma il premier israeliano Netanyahu garantisce: "Continueremo ad agire fermamente per proteggere la nostra sovranità e i nostri cittadini". E dalla Casa Bianca attaccano: "La responsabilità è di Hamas". Intanto, per domani, sono previste altre manifestazioni in occasione del 70esimo anniversario della nascita dello Stato di Israele.

Le condanne di Iran, Lega Araba e Turchia

Sugli scontri da Washington un portavoce ha fatto sapere che quanto sta accadendo è "chiaramente" da attribuire ad Hamas "che sta intenzionalmente provocando la risposta di Israele". Ma dal mondo arabo sono diverse le condanne contro la scelta della Casa Bianca e la reazione israeliana di oggi. Per l'Iran "il regime israeliano massacra innumerevoli palestinesi a sangue freddo durante una protesta nella più grande prigione a cielo aperto. Nel frattempo, Trump celebra il trasferimento illegale dell'ambasciata Usa", ha detto il ministro degli Esteri iraniano in un post su Twitter. Critica anche la Lega araba con il segretario generale aggiunto, con delega per la questione palestinese e i territori occupati, che "ha fatto appello a un intervento internazionale urgente per fermare l'orribile massacro perpetrato dalle forze di occupazione israeliane contro i palestinesi", come riferisce una nota diffusa al Cairo. Intanto dall'Europa, l'alto rappresentante Ue, Federica Mogherini, spiega: "Ci aspettiamo che tutti agiscano con la massima moderazione per evitare ulteriori perdite di vite umane. Israele rispetti il diritto alle proteste pacifiche e il principio dell'uso proporzionato della forza. Hamas e chi guida i cortei facciano in modo che siano non violenti, non li sfruttino ad altri fini".
In serata il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, parlando a Londra durante la sua visita di Stato nel Regno Unito, ha detto che "Israele è uno Stato terrorista", che "sta compiendo un genocidio". La Turchia ha deciso di richiamare in patria per consultazioni i suoi ambasciatori negli Stati Uniti e in Israele: lo ha annunciato il portavoce del governo di Ankara, che ha inoltre decretato 3 giorni di lutto nazionale.

Trump: “La capitale di Israele è Gerusalemme”

Il presidente Trump, con un messaggio video inviato per la cerimonia di apertura dell'ambasciata Usa, ha però ribadito che "la capitale di Israele è Gerusalemme". Poi ha aggiunto: "Israele, come ogni stato sovrano, ha il diritto di determinare la sua capitale". Trump ha concluso il suo messaggio affermando che "la nostra speranza è per la pace e gli Stati Uniti restano impegnati per un accordo di pace". Alla cerimonia era presente la figlia del tycoon, Ivanka, accompagnata dal consigliere Jared Kushner. In totale hanno presenziato 32 Paesi. Tra questi solo quattro europei: Austria, Repubblica Ceca, Ungheria e Romania. 

L’esercito: "Operazione terroristica"

Hamas, sin dalle prime ore di questa giornata di protesta, ha portato migliaia di manifestanti vicino ai reticolati che segnano il confine con lo stato ebraico e ha diffuso volantini con le mappe dei villaggi israeliani con l'obiettivo, denuncia Israele che parla di "operazione terroristica", di aprire brecce nei recinti e infiltrare i dimostranti in territorio ebraico. L'esercito di Tel Aviv già ieri aveva inviato rinforzi in vista delle proteste e oggi ha risposto aprendo il fuoco al lancio di pietre, molotov e al tentativo di sfondare la barriera difensiva. Inoltre, un aereo da combattimento israeliano ha colpito, con almeno un missile, un obiettivo nel Nord della Striscia, secondo quanto riferiscono fonti locali. In precedenza, l'aviazione aveva già colpito una postazione di Hamas presso il campo profughi di Jabalya. In una nota diffusa in mattinata, un portavoce dell’esercito israeliano ha detto che Hamas "sta guidando un'operazione terroristica, mascherata da mobilitazione popolare. Cercherà di compiere attentati e di realizzare infiltrazioni di massa in Israele". Di conseguenza l'area limitrofa a Gaza è stata proclamata "zona militare chiusa".

Al-Qaeda, appello alla jihad

Ai palestinesi si è rivolto anche il leader di al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, che ha lanciato un appello alla jihad, sottolineando che Trump "è stato chiaro ed esplicito, e ha rivelato la vera faccia della Crociata moderna: l'essere accomodante non funziona con loro, ma solo la resistenza attraverso la jihad". 

Due giorni di tensione: domani la Nakba, la nascita di Israele 

In mattinata, in previsione delle mobilitazioni, l’aviazione israeliana ha lanciato sulla Striscia dei volantini per ammonire gli abitanti a non avvicinarsi e a non sabotare la barriera difensiva tra Gaza e lo Stato ebraico. "Non lasciate che Hamas vi usi cinicamente come suoi pupazzi", è scritto in uno di questi volantini. "State lontani dalla barriera di sicurezza, dagli istigatori del terrore e dai violenti sobillatori", si legge su un altro. La tensione lungo il confine tra Gaza e lo stato ebraico non si esaurisce con la giornata di oggi. Per domani, 15 maggio, Hamas ha convocato un’altra giornata di mobilitazione in occasione della 'Nakba', 'La Catastrofe' secondo i palestinesi, ovvero della nascita di Israele.

Usa rafforzano sicurezza ambasciate

I vertici del Pentagono e dell'esercito Usa - temendo attacchi in seguito all'apertura dell'ambasciata Usa a Gerusalemme e agli scontri delle ultime ore tra israeliani e palestinesi - hanno deciso di rafforzare la sicurezza attorno alle ambasciate di Israele, Turchia e Giordania, inviando decine di Marines.
Ulteriori rinforzi - secondo fonti della difesa americana - potrebbero essere dislocati anche in altri Paesi come Libano, Egitto e Pakistan.

Data ultima modifica 14 maggio 2018 ore 22:56

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