Trump rimborsò al legale i soldi pagati per silenzio pornostar

L'ex sindaco di New York, Rudolph Giuliani, e il presidente Donald Trump (archivio Getty Images)
5' di lettura

Lo ha dichiarato a Fox News Rudolph Giuliani, da poco entrato nel team di difesa del presidente come consulente. Nel pomeriggio del 3 maggio Trump ha confermato la versione attraverso un tweet dal suo profilo personale

Donald Trump ha rimborsato personalmente il suo avvocato Michael Cohen per i 130mila dollari versati alla pornostar Stormy Daniels in cambio del suo silenzio sulla presunta relazione avuta con il presidente nel 2006. La nuova rivelazione arriva dall'ex sindaco di New York, Rudolph Giuliani, da poco entrato nel team legale di difesa del presidente.

Trump: "I soldi non vennero da campagna elettorale"

Intorno alle 13 (ora italiana) del 3 maggio, il presidente Donald Trump è ritornato sul caso con un tweet in cui conferma la versione di Giuliani, dichiarando che i soldi restituiti all'avvocato Michael Cohen non vennero dalla campagna elettorale presidenziale. Nel post dalla sua pagina ufficiale, Trump ha spiegato che il denaro fu versato a titolo di rimborso di quanto anticipato dal legale per un accordo di riservatezza con la pornostar Stormy Daniels. Un'intesa – scrive Trump - per "fermare le false e ricattatorie accuse" fatte dalla donna, nonostante lei "avesse già firmato una lettera dettagliata nella quale ammetteva che non c'era stata alcuna relazione”.

Il presidente "ha ripagato Cohen"

Intervenuto mercoledì 2 maggio alla trasmissione della Fox News "Hannity", l'ex procuratore federale ed ex primo cittadino della Grande Mela, ha dichiarato che la cifra destinata alla Daniels, nome d'arte di Stephanie Gregory Clifford, sarebbe stata versata "attraverso uno studio legale" che il presidente ha poi ripagato. Una versione che contraddice quanto finora affermato sia da Trump, che ha sempre negato di essere a conoscenza del pagamento, che dal suo avvocato personale Cohen, dallo scorso 14 aprile sotto indagine da parte dell'Fbi per un'accusa che non è stata ancora resa nota. Il pagamento di 130mila dollari a Stormy Daniels sarebbe stato effettuato come parte di un patto di non divulgazione che prevedeva il silenzio dell'attrice sulla presunta relazione con l'allora candidato repubblicano alle elezioni presidenziali del 2016. L'accordo, secondo quanto già noto, sarebbe stato mediato proprio dall'avvocato Cohen che avrebbe personalmente consegnato la cifra alla donna.

"Soldi personali. Nessuna violazione"

Intervistato dalla Cnbc, l'avvocato di Daniels, Michael Avenatti, ha dichiarato che le nuove rivelazioni sono "esattamente quello che avevamo previsto". "Ogni americano – spiega Avenatti - indipendentemente dalle sue idee politiche, dovrebbe essere indignato". Alla domanda se l'ammissione di Giuliani costituisce la prova di una violazione finanziaria alla campagna elettorale, Avenatti ha semplicemente detto "Sì". In un'intervista rilasciata al "New York Times" dopo il suo intervento televisivo, Giuliani ha ribadito le sue affermazioni negando l'ipotesi che si siano verificati illeciti durante la campagna elettorale. L'ex sindaco ha inoltre condiviso i dettagli dei pagamenti effettuati da Trump a Cohen, affermando di avere "tutte le prove documentali" che dimostrerebbero la legalità dell'accordo. Al Times Giuliani ha inoltre aggiunto che, dopo la campagna, Trump iniziò a pagare 35mila dollari al mese dal suo "conto personale di famiglia". Nel complesso, secondo la versione dell'ex sindaco, Trump avrebbe versato a Cohen una cifra compresa tre i 460mila e i 470mila dollari per il pagamento di "spese accessorie".

Trump non conosceva i dettagli

Nella sua intervista con il "New York Times", Giuliani ha anche ammesso di aver parlato con il presidente prima e dopo le dichiarazioni televisive a Fox News, e che tanto il presidente quanto il resto del team legale erano a conoscenza di quello che sarebbe stato il contenuto delle sue esternazioni. Nelle scorse settimane Trump aveva dichiarato di non essere a conoscenza di alcun pagamento effettuato da Cohen a Daniels, mentre lo stesso avvocato aveva precedentemente sostenuto di aver personalmente effettuato il versamento all'attrice con fondi personali. Oggi Giuliani sembra non voler dar peso alla contraddizione fra le due precedenti versioni, ma puntare a dimostrare che il presunto pagamento sia stato "perfettamente legale". "Quel denaro – ha detto l'ex sindaco - non era il denaro della campagna elettorale. Scusate, vi sto fornendo un'informazione che non avevate, non è denaro della campagna... Nessuna violazione sui finanziamenti della campagna". Alla domanda dei giornalisti di "Hannity" sul fatto che Trump fosse a conoscenza o meno del pagamento, Giuliani ha risposto che il presidente "non conosceva le specifiche, per quanto ne so", ma ha comunque confermato che sapesse "dell'accordo generale e del fatto che Michael Cohen si sarebbe occupato di cose come questa". Una versione che contrasta con una precedentemente offerta dallo stesso Giuliani al Wall Street Journal secondo la quale Trump probabilmente non sapeva del pagamento effettuato nell'ottobre del 2016.

Data ultima modifica 03 maggio 2018 ore 14:20

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