Russia blocca Telegram. La società: "Privacy e diritti non si vendono"

Foto d'archivio (ansa)
3' di lettura

La Corte Tagansky di Mosca ha bloccato l'accesso alla popolare app al termine di una querelle iniziata nel 2017 per la mancata concessione agli 007 di Putin delle chiavi per decrittare i messaggi fra gli utenti. Gli avvocati del fondatore, Durov, annunciano ricorso

Un tribunale di Mosca ha deciso di bloccare la popolare app di messaggistica Telegram in Russia, dopo che si è rifiutata di fornire ai servizi segreti l'accesso a conversazioni private. La corte Tagansky di Mosca, nella mattinata del 13 aprile, ha accolto la richiesta dell'autorità delle telecomunicazioni della Russia, il Roskomnadzor, e ha bloccato l'accesso alla app nel Paese. Il blocco sarà in vigore "fino a quando non saranno soddisfatte le richieste dell'Fsb", ha detto il giudice Yulia Smolina.

La replica di Telegram

"Telegram può permettersi di non tener conto dei flussi finanziari o della vendita di pubblicità: la privacy non si vende e i diritti umani non possono essere sacrificati per paura o avidità", ha detto il fondatore dell'app Pavel Durov sulla sua pagina nel social network VKontakte . "Telegram utilizzerà metodi incorporati per bypassare il blocco (imposto da una corte russa) senza richiedere l'intervento degli utenti, sebbene l'accessibilità al 100% del servizio senza Vpn non sarà garantita", ha spiegato Durov.

Telegram ricorrerà in appello

Gli avvocati che rappresentano gli interessi di Telegram in Russia hanno annunciato l'intenzione di ricorrere in appello contro la decisione presa da Mosca: "Ora è importante per noi acquisire la decisione del tribunale, studiarla e, certamente, ricorrere in appello", hanno fatto sapere i legali di Durov.

La contesa tra Mosca e Telegram

Il blocco deciso dal tribunale è solo l'ultimo passaggio di una lunga contesa che vede contrapposta la popolare app di messaggistica e le autorità russe. Tutto è iniziato nel giugno 2017 quando, per la prima volta, il Roskomnadzor chiese a Telegram di consegnare ai servizi segreti russi le chiavi per decrittare i messaggi fra gli utenti, pena il blocco del servizio. L'Fsb ha più volte sostenuto che l'attentato alla metro di San Pietroburgo di aprile 2017, che causò 15 morti e centinaia di feriti, venne organizzato attraverso Telegram. Circostanza, questa, che la compagnia ha sempre descritto come "strumentalizzazione". E per questo il fondatore di Telegram, Durov, si oppose all'ordine. Così, nell'ottobre successivo, Telegram è stata multata per 800mila rubli. Quindi il procedimento legale è culminato nella sentenza della Corte Suprema dello scorso marzo, che ha ordinato alla compagnia di consegnare i codici all'Fsb una volta per tutte. Ma Telegram ha rifiutato sostenendo di ritenere suo dovere rispettare la privacy dei suoi clienti.

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