Diario di bordo dalla Seawatch 3: le operazioni di salvataggio

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Monica Napoli

Prosegue il viaggio di Sky TG24 a bordo della nave della Ong tedesca per osservare l'attività di salvataggio in mare dei migranti. VIDEO

Sono le 7.15 di mattina quando la collega olandese che condivide con me la cabina mi sveglia per dirmi che il centro di coordinamento dei soccorsi di Roma ha lanciato l'allerta a tutte le navi nella zona per un barcone in difficoltà con a bordo più di 100 persone.

"Non so se arriveremo in tempo, forse arriva prima la guardia costiera libica ma è meglio che vieni". Salto letteralmente dal letto e corro nella cabina di comando, il primo gommone è già partito e comunica immediatamente il numero approssimativo di persone a bordo, poco più di un centinaio tra loro 20 donne e 4 bambini. Seguo da anni il fenomeno migratorio ma è la prima volta che mi trovo a vivere una situazione del genere, i volontari della seawatch3 sono molto organizzati, ognuno prende il proprio posto. Nico, Enrik e Claire attendono le persone a bordo, i medici hanno il compito di verificare le condizioni di salute, Alex chiede loro cosa hanno nelle tasche, sigarette accendini o altro. Ogni gommone porta sulla nave una decina di persone e mentre sembrava fossero finite l'operazione di salvataggio è stata avvistata un'altra imbarcazione poco lontano. Altre cento persone circa, questa volta molte più donne e bambini. Alcuni di loro arrivano piangendo a dirotto altri urlando "thank you" rivolti ai volontari che li accolgono sulla nave. Tanti uomini, tanti ragazzi che sembrano anche più grandi della loro età, qualcuno appena salito a bordo si inginocchia e guarda il cielo in segno di ringraziamento. Sono ore concitate, i gommoni vanno e vengono, volano le ore. Mi avvicino ad una ragazza, viene dalla Nigeria è incinta di tre mesi. "Dove stai andando le chiedo?" "Ovunque possa avere una vita" mi risponde toccandosi il ventre.

"Da quanto tempo sei in Libia?" chiedo ad un'altra ragazza, quella che sembra tenere alto il morale di tutti. "Nove mesi ma sono scappata perché è un inferno, non si può vivere lì meglio rischiare la vita per cercare una vita migliore". Sono frasi che ho sentito più e più volte a Ventimiglia e non solo, sono i racconti di chi mette a repentaglio la propria vita e di tutta la sua famiglia con la speranza di riuscire a regalare ai propri figli un futuro. Qualcuno in Libia ha resistito qualche anno ma appena ha potuto e partito.  Mi raccontano di essersi messi in viaggio nella notte, in effetti era immaginabile che qualche barcone partisse considerato le condizioni climatiche favorevoli. Abdul ha 17 anni e viene dalla Sierra Leone, ha tentato già una volta di imbarcarsi ma in mare sono stati presi dai libici. "Sono stato due mesi in carcere per questo motivo, perché ho cercato di lasciare la Libia ma appena ho potuto mi sono imbarcato di nuovo. Lì si vive l'inferno".

Quando ancora i gommoni fanno da spola dal barcone alla nave arriva un'altra chiamata da Roma: ci sono altre cento persone circa da salvare ma Pia è costretta a dire no. Sarebbe troppo rischioso portare a bordo altre persone e con il tempo che sta peggiorando risulta pericoloso anche raggiungere l'Italia come chiesto da Roma. Potreste dividervi le persone a bordo con un'altra ong suggerisce Roma ma non cambierebbe di molto la situazione, non mette al sicuro le persone salvate dal maltempo. "Sempre meglio che sul barcone" commenta Anne che con Pia e Reiner deve prendere la decisone più importante: dove portare le persone salvate senza mettere a rischio la loro incolumità.

Una stanza viene riservata per le donne e i bambini, ci sono i lettini e possono riposare meglio. I bambini piano piano hanno preso confidenza con la nave, si sentono al sicuro accanto alle loro mamme e coccolati dai volontari. C'è una bambina tra tutti che mi guarda con gli occhi vispi, mi prende la mano quando la nave inizia ad ondeggiare, mi stringe la mano e mi chiede qualcosa da magiare. Sono tutti assetati e affamati. Appena vede il microfono le si illuminano gli occhi, non posso che darglielo e vedere cosa fa. Inizia a cantare facendo mille smorfie, vuole che la riprendo.

Cantano, ballano, le mamme li accompagnano con il battito delle mani, si riguardano nelle foto che ho fatto loro, sorridono, si prendono in giro, come è giusto che facciano alla loro età. Sono per lo più persone che arrivano dall'Africa subsahariana, ringraziano continuamente chi li ha tratti in salvo. La preoccupazione è per il mare che tornerà ad agitarsi.

Intorno alle 17, il capitano della seawatch3 con il centro di coordinamento dei soccorsi di Roma decidono di spostare le trecento persone salvate su una nave militare spagnola, più sicura e più grand. Arriveranno così in Italia.


La Seawatch è una Ong tedesca che dal 2015 opera nel Mediterraneo per trarre in salvo i migranti che dalla Libia partono su barconi fatiscenti rischiando la vita. È la terza missione dall'inizio del 2018 e nonostante gli ultimi avvenimenti in Italia e i rapporti sempre più complicati con la guardia costiera libica, il gruppo ha deciso di partire ugualmente. L'Italia è il Paese dove vengono portati i migranti salvati, il Paese che fronteggia maggiormente il flusso migratorio. Questo è il diario di come avvengono le operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo.

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