Martin Luther King, 50 anni fa moriva l'attivista afroamericano

5' di lettura

Il 4 aprile 1968 veniva ucciso il simbolo della lotta contro la discriminazione razziale. Divenuto celebre nel 1963, per aver organizzato una grande marcia per i diritti civili, aveva ricevuto nel '64 il premio Nobel per la Pace

Il 4 aprile 1968 veniva assassinato Martin Luther King. A 50 anni dalla sua morte, gli Stati Uniti commemorano uno dei protagonisti del ventesimo secolo, simbolo della lotta contro la discriminazione razziale. Pastore battista, King giocò un ruolo fondamentale nella storia del Movimento per i diritti civili americani nonché nella conquista dell'uguaglianza dinanzi alla legge da parte della comunità afroamericana con la fine della segregazione. 

King e la nascita del Movimento

Il Movimento per i diritti civili degli afroamericani affonda le sue radici tra la fine degli anni Quaranta e gli anni Cinquanta. Ma è nel decennio successivo, con Martin Luther King Jr. assoluto protagonista, che la lotta per l'uguaglianza dei neri di fronte alla legge conosce la sua stagione più attiva. King nasce ad Atlanta, nello Stato della Georgia, il 15 gennaio 1929. Studia con l'élite nera al Morehouse College e si laurea in teologia al Crozer Theological Seminary della Pennsylvania, conseguendo poi il dottorato alla Boston University. Proprio qui incontra la cantante Coretta Scott, che diventerà sua moglie nel 1953 e da cui avrà quattro figli. E a Montgomery, in Alabama, dove i due si trasferiscono, ha inizio uno dei capitoli più importanti della storia del Movimento. Una lunga battaglia che prende le mosse dall'arresto di Rosa Parks, il 1 dicembre 1955: la donna, sarta e attivista nera, si era rifiutata di cedere il suo posto a un bianco sull'autobus in cui viaggiava.  

Le lotte per i diritti: "I have a dream"

Dopo 381 giorni di boicottaggio degli autobus, la vittoria: nel novembre del 1956, la Corte Suprema Usa stabilisce l'incostituzionalità degli autobus segregati. La stessa Corte, due anni prima, si era già espressa in tal senso riguardo alle scuole, con il caso che aveva visto protagonista Linda Brown, scomparsa la scorsa settimana. Martin Luther King è anima del Movimento, all'inizio degli anni Sessanta con i sit-in degli studenti nei ristoranti segregati del Sud e le proteste pacifiche dei "Freedom Riders". Poi, nel 1963, è la volta della "Marcia per il lavoro e la libertà" che porta oltre 250mila persone a Washington: è l'occasione in cui King pronuncia il celebre discorso "I have a dream", ritenuto uno dei più suggestivi ed emozionanti della storia. La promulgazione del Civil Rights Act che mette fine alla segregazione arriva nel 1964, anno in cui King riceve il Nobel per la Pace. L'anno successivo, con il Voting Rights Act, vengono eliminate le barriere legali che impedivano agli afroamericani di partecipare alla vita politica.

L'assassinio di Martin Luther King: un mistero irrisolto

Il sogno di Martin Luther King si interrompe però bruscamente il 4 aprile 1968 a Memphis, nel Tennessee, quando il leader per i diritti civili ha solo 39 anni. In città per sostenere uno sciopero, King viene raggiunto da un colpo di fucile sulla terrazza del Lorraine Motel. Le indagini successive non chiarirono mai del tutto la vicenda: James Earl Ray, arrestato due mesi dopo a Londra, si dichiarò colpevole dell'omicidio in un primo momento per poi ritrattare la confessione. Arrestato e condannato a 99 anni di galera, negli anni di carcere Ray ha cambiato più volte versione, sostenendo anche la tesi di una misteriosa cospirazione. 

Le commemorazioni e la nipote di King

A 50 anni di distanza, gli Stati Uniti celebrano uno degli indiscussi protagonisti del secolo scorso. Alle 18 e un minuto, decine di campane suoneranno all'unisono (non solo negli Usa) con trentanove rintocchi. A prendere il testimone di King è la nipotina, Yolanda Renee. La bimba, 9 anni – che ha già avuto una prima ribalta durante la marcia contro le armi organizzata a Washington lo scorso 24 marzo – sarà protagonista ad Atlanta con "The Centennial Generation of King Children", uno degli eventi dedicati ai giovani attivisti in favore dei diritti umani.

Le disuguaglianze persistono

Nel 2008, l'elezione di Barack Obama a presidente è stata vista come un segnale della definitva integrazione nella società statunitense da parte degli afroamericani. Dalla fine degli anni Sessanta, alcuni aspetti sociali sono senza dubbio migliorati: i sindaci di colore eletti sono cresciuti negli anni ed è aumentata la speranza di vita dei neri. Ma nonostante ciò – come ricorda anche il quotidiano Le Monde – le disuguaglianze persistono. Qualche esempio economico: lo scarto tra lo stipendio medio di bianchi e neri negli Usa (dato del 2014) è ancora di 28mila dollari, e il tasso di disoccupazione (fino al 2017) è di due volte superiore per gli afroamericani. Stanno tornando anche la segregazione scolastica e residenziale: nel 2010, il 45% dei bimbi di colore viveva in quartieri poveri rispetto al 12% dei bambini bianchi. Infine, due esempi che riguardano la giustizia: il 23% delle persone uccise dalla polizia negli Stati Uniti (l'ultimo caso a fine marzo) nel 2017 erano di colore, anche se gli afroamericani rappresentano soltanto il 13% della popolazione totale Usa. Le pene inflitte ai neri, a parità di delitto, sono superiori di oltre il 19% rispetto quelle comminate ai bianchi, secondo i dati relativi al 2016.

Leggi tutto
Prossimo articolo