Netanyahu annulla l'intesa Israele-Onu su ricollocamenti migranti

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La decisione arriva dopo la sospensione dell'accordo comunicata nella notte. Il premier in visita dei rioni di Tel Aviv dove si concentrano i migranti oggetto dell'intesa annunciata il 2 aprile, garantisce: determinati a mandarli via. Unhcr: “Riconsiderare annullamento”

Prima la sospensione, poi l’annullamento. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha comunicato la decisione di cancellare la realizzazione dell'intesa con l'Alto commissariato per i rifugiati dell'Onu per il ricollocamento in Paesi occidentali di oltre 16.000 richiedenti asilo africani, in particolare somali ed eritrei, attualmente ospitati in Israele. L'Unhcr ha chiesto al premier di "riconsiderare" la sua decisione.

La scelta di Netanyahu

"Ho ascoltato con attenzione i molti commenti, ho riesaminato i vantaggi e le mancanze e ho deciso di annullare l'accordo", ha detto il premier dopo aver incontrato il ministro degli interni Arie Deri. La mossa è arrivata successivamente alla visita dei quartieri Sud di Tel Aviv dove è più forte la presenza dei migranti. ''Malgrado le limitazioni giuridiche e le crescenti difficoltà internazionali, continueremo ad agire con determinazione per ricorrere a tutte le possibilità che abbiamo a disposizione per far uscire gli infiltrati dal Paese", ha garantito Netanyahu durante l'incontro. Ma ha anche assicurato che Israele ''continuerà a cercare altre soluzioni''.

Onu a Israele: riconsiderare annullamento

L'Onu ha chiesto al premier israeliano Netanyahu di "riconsiderare" la sua decisione di annullare l'accordo sui migranti. L'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) tramite un suo portavoce ha detto: "Continuiamo a credere nella necessità di un accordo vantaggioso per tutti che possa giovare a Israele, alla comunità internazionale e alle persone che hanno bisogno di asilo e speriamo che Israele riconsideri presto la sua decisione”.

L'accordo bocciato dalla Corte Suprema

In origine, l'accordo con l'Unhcr avrebbe dovuto sostituire un piano di espulsione coatta di circa 40.000 migranti verso il Ruanda e l'Uganda, bloccato però dalla Corte suprema israeliana. Il rischio, denunciato dalle organizzazioni per i diritti umani, era che quelle persone, soprattutto eritrei, scappati dalla dittatura che ad Asmara costringe uomini e donne a prestare il servizio militare senza data di scadenza, venissero di nuovo mercanteggiate e svendute. L’espulsione — in cambio di 3500 dollari e un biglietto aereo — era stata contrastata dalle associazioni benefiche locali, osteggiata dai rabbini americani, criticata da scrittori come Amos Oz, David Grossman, Etgar Keret e infine frenata dalla Corte Suprema.

L'intesa con l'UNHCR

L'accordo con l'UNHCR era stato annunciato ieri, 2 aprile: oltre 16mila migranti avrebbero dovuto essere spostati in Paesi occidentali, in un piano di cinque anni. Per ogni migrante espatriato, Israele avrebbe concesso "residenza temporanea" a un migrante in Israele (profughi, nuclei famigliari già radicati, anziani, malati in condizioni gravi) e nel primo anno e mezzo circa 6.000 persone avrebbero dovuto lasciare Israele per l'Europa, mentre le altre 10mila lo avrebbero fatto nei successivi cinque anni. I migranti sarebbero stati dispersi nell'intero territorio di Israele, in modo di alleviare le condizioni dei quartieri poveri di Tel Aviv, dove finora erano stati concentrati. Proprio gli abitanti di queste aree avevano protestato davanti all'accordo, perché vorrebbero un'espulsione massiccia e immediata degli africani.

Le critiche e il caso dell'Italia

Prima dell'annullamento, l'intesa era stata sospesa. Come annunciato nella notte su Facebook, il premier israeliano aveva fatto retromarcia, sembra proprio per via delle proteste degli abitanti dei rioni poveri di Tel Aviv. A questo si sono sommate forti critiche all'intesa mosse da esponenti del Likud, il partito di Netanyahu, e dal partito nazionalista Focolare ebraico. Il 2 aprile, inoltre, i Paesi indicati da Netanyahu come esempio di una possibile destinazione dei migranti, fra cui anche Italia e Germania, avevano smentito di aver dato un consenso all'intesa. Nell'annunciare l'accordo, Netanyahu aveva nominato anche il nostro Paese come destinazione che avrebbe dovuto ricevere i migranti da Israele. Ma la Farnesina aveva negato quest'ipotesi dicendo che non c’era nessuna intesa. Era poi stato lo stesso ufficio di Netanyahu a spiegare che "l’Italia era solo un esempio di un Paese occidentale: il primo ministro non intendeva in modo specifico l'Italia". 

Data ultima modifica 03 aprile 2018 ore 16:40

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