Gaza, ancora tensione con Israele dopo gli scontri di venerdì

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Nel giorno dei funerali delle vittime degli scontri del 30 marzo, i palestinesi si preparano a nuove proteste. L’esercito di Tel Aviv ha fatto sapere che, se non cesseranno le violenze, ci saranno reazioni anche al di là del confine

Non diminuisce la tensione tra israeliani e palestinesi. Nella Striscia di Gaza, nel giorno dei funerali dei morti negli scontri del 30 marzo, i palestinesi si preparano a nuove proteste. Alcune centinaia di persone si sono raccolte intorno agli accampamenti allestiti non lontano dal confine con Israele. Le tende servono come punti di partenza per le marce. Ma la risposta di Israele non si è fatta attendere: attraverso il generale Ronen Manelis, portavoce militare, Tel Aviv ha fatto sapere che se la violenza continuerà lungo il confine di Gaza, la reazione israeliana si espanderà per colpire i militanti anche al di là della frontiera.

Manifestazioni fino al 15 maggio

Gli organizzatori della protesta hanno dichiarato che le manifestazioni continueranno fino al 15 maggio, settantesimo anniversario della creazione di Israele. I palestinesi segnano quella data come "nakba" o catastrofe, quando centinaia di migliaia di loro furono costretti a lasciare le loro case durante la guerra del 1948.

Gli scontri del 30 marzo e i funerali delle vittime

Le nuove tensioni arrivano nel giorno dei funerali dei palestinesi uccisi il 30 marzo durante gli scontri con con l'esercito israeliano lungo il confine durante la marcia del del Ritorno, cioè la manifestazione lungo la frontiera, convocata da Hamas. In onore dei morti, l'Autorità nazionale palestinese ha dichiarato per oggi una giornata di "lutto nazionale". Il bilancio degli scontri di ieri è di almeno 15 palestinesi uccisi e oltre 1.400 feriti. La protesta, che secondo gli organizzatori doveva essere pacifica, aveva l'obiettivo di realizzare il "diritto al ritorno", cioè la richiesta palestinese che i discendenti dei rifugiati privati delle case nel 1948 possano ritornare alle proprietà della loro famiglia nei territori che attualmente appartengono a Israele.

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