Catalogna, il Tribunale Supremo ritira ordine arresto per Puigdemont

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Il giudice Pablo Llarena ha annullato la richiesta di collaborazione alla magistratura belga per l'ex presidente e i suoi quattro consiglieri. Gli indagati verrebbero comunque arrestati in caso di ritorno in Spagna

Il giudice del Tribunale Supremo spagnolo Pablo Llarena ha ritirato l'ordine europeo di detenzione emesso nei confronti dell'ex presidente della Generalitat catalana Carles Puigdemont e degli ex consiglieri del suo governo Antonio Comín, Lluís Puig, Meritxell Serret e Clara Ponsatí.

Rimane l'ordine d'arresto interno

La decisione di Llarena, comunicata nella mattinata di martedì 5 dicembre, ha anticipato di fatto la pronuncia della giustizia belga nei confronti dei cinque leader indipendentisti catalani recatisi a Bruxelles dallo scorso 30 ottobre. Llarena ha inoltre disposto che la sua decisione venga comunicata alle autorità belghe affinché non tengano conto della richiesta di collaborazione avanzata nei giorni scorsi dalla Spagna. Rimane invece invariato il mandato d'arresto interno per i cinque politici catalani, che saranno pertanto fermati non appena rientreranno nel territorio spagnolo.

I motivi della decisione

Il giudice supremo ha preso questa decisione per garantire che gli indagati vengano processati per tutti i reati a loro contestati. In linea teorica, infatti, il Belgio sarebbe obbligato dal regolamento dell'ordine europeo di detenzione a consegnare Puigdemont e i suoi consiglieri per le accuse di disobbedienza e malversazione di fondi pubblici, ma non per quella di ribellione, che non è prevista dal proprio ordinamento giuridico. Llorena, nelle sue motivazioni ha spiegato che gli ordini europei per i cinque devono essere ritirati perché si sta indagando su un delitto di natura plurisoggettiva dotato di un'unità giuridica inseparabile che richiede un'unica risposta per gli indagati nel loro complesso: in pratica sarebbe ingiusto che ai membri della Generalitat rimasti in Spagna (alcuni sono tutt'ora in carcere) venga contestato un reato di cui invece non possono essere accusati quelli riconsegnati dalla giustizia belga.

 

Le opzioni di Puigdemont

La decisione del giudice supremo è arrivata alla vigilia dell'inizio della campagna elettorale in vista delle elezioni regionali del prossimo 21 dicembre, alle quali Puigdemont e gli altri quattro leader indipendentisti hanno annunciato di voler prender parte. Proprio la volontà mostrata dai cinque indipendentisti di voler tornare sul territorio nazionale avrebbe convinto Llarena ad annullare l'ordine europeo, a questo punto non più essenziale. Dopo questa decisione si aprono due scenari per Puigdemont e colleghi: partecipare alle elezioni del 21 ed essere immediatamente arrestati, oppure rimanere in Belgio e fare campagna dall'estero. L'anticipo di Llorena sul termine del 14 dicembre ha di fatto anticipato i colleghi di Bruxelles sia sulla decisione della consegna o meno dei cinque alla Spagna, sia su una possibile riformulazione dei capi d'accusa contro di loro che il giudice belga avrebbe potuto concepire.

 

La discrezionalità del giudice istruttore

Il giudice ha inoltre ricordato che l'ordine di arresto europeo è uno strumento di collaborazione giuridica e che, una volta emesso, "il giudice istruttore può ponderare in qualsiasi momento la convenienza e l'opportunità del suo mantenimento tenendo conto delle circostanze" rispetto al proprio diritto interno. In questo senso, Llorena ha evidenziato che dal 3 novembre, giorno dell'emissione del mandato, lo scenario dei fatti è cambiato. Da un lato, ha scritto il giudice, "gli indagati sembrano aver mostrato la loro intenzione di tornare in Spagna, con lo scopo di prendere possesso ed esercitare incarichi elettivi per le cui elezioni sono stati presentati di recente". Dall'altro, prosegue la motivazione del giudice, "dopo che i mandati di arresto da noi previsti sono stati emessi, è stato definito che i fatti avrebbero potuto essere perpetrati attraverso l'accordo di tutti gli indagati e con un'unità legale inseparabile". Cosa che porta a una impossibilità di dividere le responsabilità penali dei cinque. Per questo, conclude Llorena, "l'attuale mantenimento degli ordini di arresto non faciliterà l'adeguato sviluppo del processo" e la scelta migliore è l'annullamento dell'ordine d'arresto europeo.

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