L'Iran avverte la Francia: "Programma missilistico non è negoziabile"

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Il ministero degli Esteri di Teheran risponde sul piano missilistico del Paese mediorientale, dopo che Macron aveva chiesto meno aggressività nella regione

"La Francia dovrebbe sapere che il programma missilistico iraniano non è una questione che può essere negoziata". Questo l'avviso del ministero degli Esteri di Teheran dopo che il mese scorso il presidente francese Emmanuel Macron e l'Unione europea erano intervenuti sulla questione chiedendo più trasparenza.

L'avvertimento sui media di Stato

"I funzionari francesi e gli altri che vogliono parlare degli affari interni all'Iran devono prestare attenzione ai profondi sviluppi che si sono verificati nella regione e ai grandi cambiamenti tra la situazione attuale e quella passata". A parlare, lunedì 4 dicembre in un'intervista ai media di Stato riportata dall'agenzia Reuters, è stato il portavoce del ministero, Bahram Qassemi. Che ha aggiunto: "La Repubblica islamica sicuramente non negozierà questioni di difesa e che riguardano i missili".

Le tensioni con Francia e Ue

Già alla fine di novembre il vicecapo delle Guardie rivoluzionarie iraniane, il generale di brigata Hossein Salami, aveva avvisato l'Unione europea dicendo che, in caso di minacce, i pasdaran avrebbero aumentato la gittata dei loro missili oltre i 2mila chilometri. La tensione con l'Europa, e con Parigi in particolare, era salita il mese scorso, quando il presidente francese Emmanuel Macron aveva ammonito l'Iran, chiedendo al governo di Teheran di essere meno aggressivo nella regione e di chiarire il suo programma missilistico. Lo stesso ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, durante una visita in Arabia Saudita, aveva denunciato le "tentazioni iraniane di egemonia" sull'area mediorientale.

Il ruolo francese in Medio Oriente

Proprio del ruolo della Francia in Medio Oriente aveva parlato due settimane fa il presidente iraniano Hassan Rouhani, al telefono con Macron: la posizione dei francesi può essere produttiva, secondo il leader mediorientale solo attraverso "un approccio realistico e imparziale" e un dialogo basato sul "rispetto reciproco e obiettivi condivisi".

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