Kim Jong-nam poteva salvarsi: aveva con sé antidoto al gas nervino

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Il fratellastro del leader nordcoreano, ucciso all’aeroporto di Kuala Lumpur (Malesia) lo scorso febbraio, conservava nello zaino 12 compresse di atropina, una sostanza in grado di contrastare gli effetti letali del VX, l’agente chimico con cui è stato poi aggredito

Kim Jong-nam, fratellastro maggiore del leader nordcoreano Kim Jong-un, avrebbe potuto salvarsi. L’uomo, aggredito lo scorso 13 febbraio all'aeroporto internazionale di Kuala Lumpur, è morto assassinato per l’esposizione al VX, un agente nervino, versione altamente letale del gas sarin. Durante il processo in corso in Malesia è emerso che Kim Jong-nam possedeva e portava con sé l'antidoto contro il VX. Secondo quanto rivelato da un esperto, la cui testimonianza è stata riportata dall'agenzia statale Bernama, Kim aveva nel suo zaino a tracolla 12 dosi di atropina al momento dell'attacco, una sostanza organica utile a contrastare e "tamponare" gli effetti di composti letali e attacchi con agenti neurotossici. L’uomo era quindi a conoscenza di essere nel mirino di possibili attacchi.

Il processo

La novità è emersa nel processo, in corso alla Shah Alam High Court, in Malesia, a carico di Siti Aisyah e Doan Thi Huong, le due donne, di origine indonesiana e vietnamita, accusate d'aver materialmente eseguito l'omicidio dopo un addestramento curato dagli agenti nordcoreani, in base alle ricostruzioni della polizia malese. Le due furono arrestate poco dopo l'omicidio e all'apertura del processo, il 2 ottobre, si sono dichiarate non colpevoli, raccontando di essere state ingannate: sostengono di aver creduto di partecipare a uno spettacolo televisivo con una “candid camera” e non ad un omicidio.

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