Libano, esercito in stato di allerta al confine con Israele

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GettyImages-Libano

Lo ha annunciato il capo delle Forze armate di Beirut, Joseph Aoun, che ha invitato i soldati a "vigilare" sul confine meridionale del Paese per far fronte alle eventuali minacce e violazioni del "nemico israeliano". Intanto il Paese sta vivendo una grave crisi politica

L’esercito libanese è stato messo in stato di allerta con il compito di "vigilare" sul confine meridionale del Paese per far fronte alle eventuali minacce e violazioni del "nemico israeliano". L’ordine è arrivato dal capo delle Forze armate di Beirut, Joseph Aoun, che su Twitter ha chiesto ai suoi soldati di salvaguardare la "corretta implementazione" della risoluzione 1701 dell'Onu, che nel 2006 ha messo fine alle ostilità tra Israele e gli Hezbollah libanesi, il movimento militare-politico di matrice sciita sostenuto dall’Iran. Il provvedimento è figlio delle nuove tensioni tra Hezbollah e Israele, tornate a inasprirsi a partire dall’inizio del 2017, e arriva nel bel mezzo della crisi politica innescata dall’annuncio delle dimissioni del premier Saad Hariri.

Tolleranza zero

"Vi chiedo – ha scritto Joseph Aoun su Twitter rivolgendosi ai militari - di essere pienamente preparati sul confine meridionale per affrontare le minacce e le violazioni del nemico israeliano e le intenzioni aggressive contro il Libano, la sua gente e il suo esercito". Il generale ha aggiunto che i soldati avranno anche il compito di "proseguire le operazioni contro le cellule e le reti terroristiche" e di "vigilare" in "collaborazione con il contingente delle Nazioni Unite Unifil per la "corretta attuazione" della risoluzione 1701. Secondo questo accordo i caschi blu preservano la pace al confine ma l'esercito libanese è responsabile della sicurezza dalla sua parte della demarcazione territoriale, in una zona dalla quale è bandita qualsiasi altra forza armata, comprese le milizie di Hezbollah.

Preservare l’unità nazionale

L’annuncio arriva alla vigilia della Festa d'Indipendenza del Libano, che si festeggia il 22 novembre, e nel mezzo della crisi politica innescata dalle dimissioni annunciate il 4 novembre dal premier Saad Hariri dall’Arabia Saudita, Paese a maggioranza sunnita. Il primo ministro ha annunciato la sua scelta in un’intervista a una tv satellitare di Riad, durante la quale ha accusato l'Iran – storico nemico dell’Arabia Saudita - di interferenze in Libano e ha criticato il movimento sciita Hezbollah, che fa parte della coalizione di governo. Cosciente di questa situazione il generale Joseph Aoun ha sottolineato l’importanza di "affrontare con forza ogni tentativo di sfruttare le attuali circostanze al fine di provocare divisione e caos e mettere quindi in pericolo l’unità nazionale".

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