Ultrarunner Fernanda Maciel: mi alleno anche contro le mie paure

Mondo

Daniele Moretti

A Sky TG24 è intervenuta l'atleta brasiliana che ha impiegato dieci ore per salire e scendere il Kilimangiaro. Tre meno del record precedente

Destinazione preferita: le foreste del Brasile. Montagna preferita: The Remarkables, in Nuova Zelanda. Cibo preferito: sashimi di salmone e polpo. Nata a Belo Horizonte, ora vive sui Pirenei. Ci vuol poco a capire che a Fernanda Maciel piace girare il mondo. Il fatto è che lo fa correndo. Correndo tantissimo. A settembre ha impiegato 10 ore e 6 minuti per salire e scendere il Kilimangiaro, tre ore in meno rispetto al precedente record. L’anno scorso ha salito l’Aconcagua in quasi 23 ore, ha corso i 900 km del Camino di Santiago in 10 giorni e frequenta i podi degli Ultratrail come fossero i parchetti sotto casa dove fatichiamo ogni giorno. Il suo motto è che "lo scopo della vita è scoprire il tuo dono, il lavoro della vita è svilupparlo, il significato della vita è regalarlo".

SkyTG24 la incontra a Milano proprio mentre mette in pratica il suo motto, regalando il suo dono a persone comuni, guidando un allenamento di running, organizzato dal Team The North Face, di cui fa parte, con semplici appassionati.

Quali sono le tre regole d’oro che senti di dare a chi si avvicina al running?

Sicuramente un inizio graduale. Ho iniziato a correre quando vivevo a San Paolo, 5 km alla volta. Ho pensato che avrei dovuto solamente aggiungere dei chilometri nel corso delle settimane e dei mesi successivi. Aiuta anche cercare un bel posto per correre, magari un parco, perché a girare in città fra le auto ci si stanca molto prima. In secondo luogo è molto importante l’alimentazione. Se si sceglie un’alimentazione variegata si può essere più forti, si può correre di più perché si ha la giusta idratazione e anche le giuste energie per andare avanti. Il terzo punto importante è la disciplina. Ovviamente tutti hanno i loro problemi, la famiglia, il lavoro, i figli… ma si può sempre trovare la forza di alzarsi un po’ prima la mattina e andare a fare una bella corsa.

Ok, questo per noi mortali. A giudicare dal tuo curriculum, tu invece hai regole d’oro tutte tue…

Per me l’aspetto mentale è molto importante, perché è vero che alleno molto il mio fisico e da dieci anni faccio l’ultrarunner, ma il problema vero è la mente. Ho delle paure da fronteggiare ed è su quelle che mi trovo dover lavorare. Mi aiuta molto essere ben informata sulla montagna dove andrò a fare la corsa. Per lavorare sulla mente cerco di praticare molta meditazione e inoltre faccio terapia per affrontare le mie paure, come dover affrontare una montagna molto alta, correre in alta quota, così a lungo e così velocemente. È molto importante per me conoscere meglio la mia mente.

Quali sono state le paure più grosse nelle tue ultime imprese, Kilimangiaro e Aconcagua, per esempio?

Sia sul Kilimangiaro che sull’Aconcagua ero alle prese con frane di roccia, fiumi con acqua ghiacciata, il mal di montagna, non posso nutrirmi come vorrei e a volte non ho abbastanza ossigeno che arriva al cervello. A volte è veramente difficile! L’esempio migliore è quando ho corso 900 chilometri, tutto il cammino di Santiago di Compostela. Sapevo di essere in grado di correre per un centinaio di chilometri ma addirittura 900. Quindi prima di quella sfida avevo veramente bisogno di conoscere le paure che avevo nella mia mente.

Una delle cose che mi ha colpito di più è che solo pochi giorni dopo il Kilimangiaro, eri di nuovo di corsa, in una gara da 100km… In che modo ascolti il tuo corpo, per capire qual è il tuo limite?

È stata una esperienza da cui ho imparato molto. Non ero del tutto preparata: dopo una montagna così alta il tempo di recupero è lungo, sei molto stanca, perdi molto tono muscolare. E così è stata molto dura. Ero veramente lenta durante la gara. Eppure la mia testa è rimasta forte e sono riuscita a finire la gara, anche in buona posizione. Non voglio più soffrire così tanto! Però è stata una buona dimostrazione di come l’allenamento della mente conti tanto quanto quello fisico.

Sei un’atleta molto attiva sui social ed è facile seguirti nelle tue imprese. Che rapporto hai con la tua community?

Per me è molto importante anche condividere, soprattutto nella corsa. Perché nel mio sport sono solo io che posso percepire le sensazioni che sto provando, sia belle che brutte. Quindi quando sto facendo un progetto o una corsa, alla fine mi piace condividere con gli altri quello che stavo sentendo ma anche per motivare le altre persone a correre e a condividere le emozioni che hanno provato.

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