Il Papa: che tristezza tutti quei telefonini quando celebro

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Questa l'esortazione di Bergoglio davanti a 13mila persone riunite in piazza San Pietro a Roma per l'udienza generale. Ricordando il Concilio Vaticano II, il Pontefice ha promesso di tenere cicli di catechesi nei prossimi incontri del mercoledì

Tornare alle fondamenta, riscoprire ciò che è essenziale nella fede cristiana e  "in alto i nostri cuori" non "in alto i nostri telefonini". Questa l'esortazione rivolta da Papa Francesco ai fedeli durante l'udienza generale tenuta l'8 novembre in piazza San Pietro a Roma.

Un ciclo di catechesi

Rivolgendosi alle oltre 13mila persone presenti all'incontro, il Pontefice ha dichiarato che "l'essenziale" era già tutto nella riforma liturgica del Concilio Vaticano II che con forza desiderava ricondurre i cristiani a comprendere "la bellezza dell'incontro con Cristo". Per questo Bergoglio ha deciso di dedicare tutte le prossime udienze generali del mercoledì a spiegare le cose fondamentali sull'eucarestia e la Messa. Un po' come se facesse catechismo ai bambini, ha spiegato il Santo Padre, evidenziando come si siano persi anche i gesti più comuni della cristianità: "Oggi i bambini non sanno fare il segno della croce, sembra che facciano un disegno".

Il telefonino durante la messa

Ma è sulla distrazione dei fedeli in Chiesa che la predica del Papa si è focalizzata maggiormente. Il pontefice ha evidenziato come sempre più fedeli siano poco concentrati durante la celebrazione dell'omelia. Bergoglio ha poi garantito di riprendere in prima persona le spiegazioni dei riti fondamentali della messa: dal significato delle letture, all'atto penitenziale, fino alla frase del sacerdote "in alto i nostri cuori". "Non dice 'in alto i nostri telefonini' per scattare la fotografia – ha ammonito Bergoglio – a me dà tanta tristezza quando celebro in piazza o in basilica e vedo tanti telefonini alzati, non solo di fedeli, ma anche di alcuni preti e di vescovi". Poi con tono perentorio il Santo Padre ha aggiunto: "Ma per favore, la messa non è uno spettacolo, è andare incontro alla passione e morte e risurrezione di nostro Signore, per questo il sacerdote dice 'in alto i nostri cuori', ricordatevi eh, niente telefonini, è molto importante tornare all'essenziale".

La citazione storica

Rivolgendosi ai fedeli, il Papa ha inoltre invitato a una particolare riflessione: "Se oggi venisse qui il presidente della Repubblica o qualche persona molto importante del mondo – ha sostenuto Bergoglio – sono sicuro che tutti saremmo lì e vorremmo salutarli, ma pensate che quando andate a messa c'è il Signore e voi siete distratti". Infine il ricordo dell'anno 304 quando durante le persecuzioni di Diocleziano, un gruppo di cristiani del nord Africa fu sorpreso a celebrare la Messa in una casa e, per questo motivo, venne arrestato. La spiegazione che quei fedeli diedero al proconsole romano una volta interrogati, ha ricordato Bergoglio, è stata la seguente: "Se non possiamo celebrare l'Eucaristia, non possiamo vivere, la nostra vita cristiana morirebbe. È una testimonianza – ha concluso il Papa – che ci interpella tutti e chiede una risposta su che cosa significhi per ciascuno di noi partecipare alla messa".

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