Egitto, arrestate 57 persone per aver agitato la bandiera arcobaleno

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È accaduto lo scorso 22 settembre durante il concerto della band libanese Mashrou’ Leila al Cairo. La repressione degli agenti è scattata quando i fan hanno sostenuto con i drappi colorati il cantante Hamed Sinno, uno dei pochi artisti apertamente gay del Medio Oriente

Arresti, intimidazioni e abusi ai danni dei membri della comunità LGBT in Egitto. È quanto avvenuto lo scorso 22 settembre, ma reso noto solo l'8 ottobre, durante un concerto tenuto nella capitale de Il Cairo.

Arrestati per le bandiere

Secondo quanto denunciato nelle ultime ore da alcuni membri della comunità “lesbiche, gay, bisessuali e transgender”, la repressione della polizia contro diverse persone sarebbe esplosa dopo che alcuni partecipanti al concerto hanno iniziato a sventolare le bandiere arcobaleno. Secondo il racconto sarebbe stata proprio la vista del segno distintivo del movimento LGBT in tutto il mondo a far scattare la violenta reazione da parte delle forze dell'ordine che hanno picchiato e arrestato 57 persone. L'episodio inasprisce il clima di repressione in atto nel Paese nordafricano contro la comunità LGBT. L'omosessualità non rappresenta un crimine per la legge egiziana che invece considera illegali gli atti omosessuali compiuti in pubblico, particolare che rende possibile l'arresto e la detenzione sotto l'accusa generica di "dissolutezza".

Il concerto

L'ondata di arresti si è scatenata durante il concerto della band libanese Mashrou’ Leila, dopo che diversi fan del gruppo hanno alzato le loro bandiere in supporto del cantante solista, Hamed Sinno, uno dei pochi artisti di tutto il Medio Oriente ad aver dichiarato pubblicamente la propria omosessualità. L'esibizione dei Mashrou' Leila era molto attesa dopo che la Giordania aveva vietato al gruppo di suonare all'interno del proprio territorio a causa della sessualità di Sinno. Prima dello scoppio delle violenze lo stesso cantante aveva definito il concerto del Cairo “uno delle nostre migliori esibizioni”. Uno dei partecipanti, citato anonimamente dal Guardian, ha dichiarato come sia “veramente sconvolgente che il governo lasci tutta la povertà nelle strade, e si preoccupi di ciò che le persone fanno nelle loro camere da letto”. Dura la presa di posizione dei media nazionali, per la maggior parte governativi, davanti alle foto della repressione pubblicate online. Per il presentatore televisivo, Ahmed Moussa, “l'omosessualità è un crimine terribile quanto il terrorismo”. Secondo una denuncia di Amnesty International, nei giorni successivi al concerto, sette persone sono state arrestate con l'accusa di “promuovere devianza sessuale” per aver alzato la bandiera arcobaleno. L'organizzazione per i diritti ha anche aggiunto che un uomo è stato condannato per direttissima a sei anni di prigione, mentre altre sei persone sarebbero state sottoposte a umilianti perquisizioni in carcere. Le associazioni per la difesa della comunità LGBT hanno denunciato che dall'arrivo di Abdel Fatah al-Sisi al potere, nel 2014, circa 300 persone sono state arrestate e condannate con l'accusa di omosessualità.

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