Elezioni Germania, l'estrema destra di Afd in Parlamento

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È la prima volta che il partito della destra radicale populista entra nel Bundestag. Soddisfatti Alexander Gauland e Alice Weidel: “Faremo un'opposizione costruttiva”. Storia e programma di Alternative für Deutschland. I RISULTATI

Il partito della destra radicale populista Alternative für Deutschland, dopo le elezioni in Germania, entra in Parlamento per la prima volta. Lo fa circa il 13% per cento e portando a casa, secondo le proiezioni, 87 seggi. Non solo: Afd si afferma come il terzo partito.

“Faremo un'opposizione costruttiva”

I candidati che hanno ottenuto questo risultato sono un fuoriuscito della Cdu, Alexander Gauland, e una economista dal tratto molto professionale, Alice Weidel, che ha richiamato subito l'attenzione per essere lesbica e sposata con una donna cingalese, (pur guidando un partito che alimenta la xenofobia e che è contro i matrimoni gay). “Ce l'abbiamo fatta. Siamo nel Parlamento tedesco e ora cambieremo il Paese – ha detto Gauland –. Combatteremo contro Merkel o chiunque sarà alla guida del governo”. Più sfumata Weidel, che ha assicurato: “Faremo un'opposizione costruttiva”.

Partito nato nel 2013

Alternativa per la Germania, il partito populista e nazionalista tedesco è nato a febbraio 2013 per mano di Bernd Lucke, professore di macroeconomia dell'università di Amburgo. La ex leader dell'Afd, Frauke Petry, chiamata “Adolfina” dai suoi avversari, era riuscita a portare il partito in 10 parlamenti regionali dei 16 ma non nel Bundestag. Nel 2017 la leadership del partito si è divisa e si sono create correnti: la Petry si è fatta da parte e il partito è passato nelle mani di Alice Weidel e Alexander Gauland

Le precedenti elezioni

Alle elezioni del 2013, appena nato, Afd si era fermato fuori dalla porta del Parlamento per un soffio, con il 4,7 per cento (lo sbarramento è al 5%). L'antieuropeismo non era riuscito a sfondare, ma il successo è arrivato con un cambio di natura e lo spostamento marcato verso politiche di estrema destra. La corsa, infatti, era ripresa subito dopo. Con le Europee del 2014 (dove si era attestato al 7,1%) e poi con la grande volata del 2016: dopo l'emergenza profughi e la “wilkommen Politik” della cancelliera si era affermato in Baden-Wuerttemberg e in Sassonia-Anhalt con percentuali sorprendenti, il 15,1 per cento e il 24,3 per cento.

Si è rafforzato con la crisi dei migranti

Ma l'Afd delle origini è molto diverso da quello di oggi. Nato come partito anti-euro e in contrapposizione alla politica monetaria della Bce a guida Draghi, per le idee di Lucke che metteva in discussione anche l'appartenenza della Germania all'Ue, l'Afd è diventato dopo un partito xenofobo. Si è rafforzato proprio con la crisi dei migranti, scoppiata nel 2015 ed entrata prepotentemente nel dibattito politico dopo le politiche di accoglienza della Merkel e l'irruzione sulla scena politica del movimento islamofobo Pegida. Sul tappeto, quindi, non c’è più solo il tema della politica monetaria che “erode il risparmio”, ma la contrapposizione netta all'islam.

Il programma

Il programma di Afd ruota attorno alla necessità di riconquistare la sovranità persa e alcune proposte mirano anche a modificare l'assetto istituzionale, con l'elezione diretta del presidente della Repubblica e l'introduzione di referendum propositivi come in Svizzera. L'Afd vuole la Germania fuori dall'euro, perché “non può pagare i debiti di altri Paesi”. Sul fronte interno (sicurezza) e politica estera, lo slogan è “Germany first” e c'è un secco no all'ingresso della Turchia nell'Ue. I migranti sono intesi come una minaccia e l'Afd si batte per la difesa dei confini e per la restrizione del diritto d'asilo, è contraria ai ricongiungimenti familiari e alla doppia cittadinanza. Chiede, insomma, una politica molto più severa di quella della Merkel e vorrebbe cambiare perfino la convenzione europea sui diritti dell'uomo. Sull'islam è drastico: “La maggioranza dei musulmani che risiede nel nostro Paese farebbe spazio alla sharia, sostituendo l'ordinamento tedesco”, ha detto il co-portavoce federale Joerg Meuthen. Ma i rappresentanti dell'Afd non vogliono passare per estremisti di destra: “Sosteniamo le tesi sostenute in passato da Merkel e dalla Cdu-Csu”, ha detto la vice Beatrix von Storch. “Siamo distanti da ogni forma di nazismo”, ha ribadito Meuthen.

Le dichiarazioni sul periodo nazista

Dichiarazioni che però si scontrano con affermazioni dubbie da parti di molti esponenti del partito. Lo stesso Alexander Gauland, in campagna elettorale, ha affermato che se gli inglesi possono essere orgogliosi di Churchill, allora i tedeschi dovrebbero "essere orgogliosi di quanto fatto dai soldati tedeschi durante la seconda guerra mondiale". Björn Höcke, capo del partito in Turingia, ha invece affermato che il monumento di Berlino in ricordo delle vittime della Shoah è "un monumento vergognoso". Dichiarazioni che hanno fatto preoccupare buona parte della società civile tedesca.

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