'Ndrangheta, arrestato in Uruguay il boss Rocco Morabito

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Esponente di spicco della criminalità organizzata calabrese, è stato catturato dalla polizia uruguayana dopo 23 anni di latitanza. Era considerato il “re della cocaina a Milano”. FOTO

Arrestato in Uruguay Rocco Morabito, il boss della 'ndrangheta considerato per molti anni “il re milanese della cocaina”. E' stato catturato domenica 3 settembre, dopo 23 anni di latitanza, dalla polizia uruguayana in un hotel di Montevideo (FOTO).

La cattura di Morabito

Ad annunciare l'arresto del boss, 51 anni, è stato lo stesso ministero degli Interni uruguayano in un post su Twitter, specificando che nell'attesa che venga completata la pratica di estradizione in Italia, Morabito sconterà i prossimi tre mesi di carcere nel Paese sudamericano. A suo carico le autorità uruguayane hanno infatti formulato la duplice accusa di detenzione di documenti falsi e usurpazione di identità. Gli agenti uruguayani lo hanno catturato in un hotel in cui risiedeva insieme alla moglie, una 54enne angolana con passaporto portoghese. Il boss si era trasferito da 13 anni nella vicina località balneare di Punta del Este dove viveva sotto il nome di Francisco Capeletto, una falsa identità brasiliana che gli aveva permesso di ottenere una carta d'identità uruguayana. Gli inquirenti, che credevano che il latitante fosse riuscito a fuggire in Brasile, sono arrivati a un punto di svolta delle indagini per un cavillo burocratico. Sei mesi fa, Morabito aveva, infatti, iscritto una figlia a scuola sotto il suo vero nome. Un particolare che è saltato subito agli occhi delle autorità e che ha permesso l'apertura di un'indagine e la cattura del boss.

La villa con piscina

Nel dare nota della cattura, il ministero degli Interni uruguayano ha inoltre diramato alcune fotografie dell'abitazione sudamericana di Morabito: una villa con piscina che rappresentava il suo quartier generale dorato oltreoceano. Nella perquisizione all'interno dell'abitazione gli agenti hanno anche confiscato al criminale una pistola, un coltello, due autovetture, 13 cellulari, 12 carte di credito, contanti e assegni in dollari. Dopo la sua estradizione In Italia il boss 51enne sconterà una condanna a 30 anni di carcere per associazione mafiosa traffico di droga, arrivata dopo che agenti sotto copertura lo avevano sorpreso a pagare 13 miliardi di lire per un carico di droga di quasi una tonnellata.

Chi è

Nel provvedimento di cattura emesso dall'Interpol, e reso noto dal ministero degli Interni uruguaiano, Morabito è accusato di aver fatto parte tra il 1988 e il 1994 di un'organizzazione criminale coinvolta in traffico internazionale di stupefacenti, nella quale organizzava il trasporto della droga in Italia e la distribuzione a Milano. Morabito è originario di Africo, in provincia di Reggio Calabria, feudo della cosca di Peppe 'u Tiadrittu. Fino alla sua cattura di domenica, Morabito era considerato uno dei dieci mafiosi più ricercati in Italia. Il suo soprannome era "'u Tamunga", dalla storpiatura del nome dell'indistruttibile fuoristrada tedesco Dkw Munga. La sua avventura criminale a Milano cominciò all'età di 25 anni quando era arrivato in città entrando subito nei canali di controllo dello spaccio di cocaina. Nel 1992 aveva tentato di importare 592 chili di cocaina dal Brasile e altri 630 chili nel 1993.

Le congratulazioni di Minniti

"L'azione dello Stato contro la criminalità organizzata ha conseguito un altro importante risultato con l'arresto avvenuto a Punta dell'Este, in Uruguay, di Rocco Morabito, ricercato dal 1994 in ambito internazionale e inserito nell'elenco dei latitanti più pericolosi, perché già condannato per associazione di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti e altri gravi reati". A sottolinearlo è il ministro dell'Interno, Marco Minniti, che si è complimentato con il capo della Polizia, Franco Gabrielli, e il comandante generale dei Carabinieri, Tullio Del Sette. “L'arresto di Morabito - continua Minniti -, elemento di spicco dell'omonima cosca di Africo Nuovo e ritenuto il numero uno dei ricercati appartenenti alla 'ndrangheta, è il risultato dell'ottima attività di cooperazione investigativa internazionale tra la Polizia uruguayana e il Dipartimento della Pubblica Sicurezza italiano, attraverso i rispettivi ufficiali di collegamento, che hanno consentito l'accertamento della vera identità del latitante, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria”.

 


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