Libia, Al Arabiya: generale Haftar ordina di bombardare navi italiane

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L’uomo forte della Cirenaica avrebbe chiesto alle sue forze aeree di colpire qualsiasi nave militare italiana entrata nelle acque territoriali libiche. Fonti del nostro governo considerano però la minaccia "inattendibile e infondata"

Il generale Khalifa Haftar minaccia l'Italia. L'uomo forte della Cirenaica, e rivale del premier Fayez al Sarraj (malgrado l'apparente intesa raggiunta in Francia ospiti del presidente Emmanuel Macron), avrebbe infatti ordinato alle sue forze aeree di bombardare qualsiasi nave militare italiana entrata nelle acque territoriali libiche su richiesta di Sarraj. A riferirlo la rete Al Arabiya. L'ordine di Haftar sarebbe arrivato poche ore dopo che il parlamento di Tobruk, che fa capo alla sua fazione, aveva espresso la sua opposizione all'operazione navale italiana.

Fonti governo italiano: notizia inattendibile

Secondo quanto riferisce l’Agi, fonti governative italiane ritengono però questa minaccia "inattendibile" e "infondata". 

Nave "Comandate Borsini" già in acque libiche

Proprio nella giornata di mercoledì è giunta nelle acque libiche diretta a Tripoli la nave "Comandante Borsini" dopo aver ricevuto le necessarie autorizzazioni. Lo ha reso noto nel pomeriggio lo Stato Maggiore della Difesa. Si tratta di un pattugliatore d'altura inviato con compito di ricognizione in vista della missione italiana a supporto della Guardia costiera libica nel contrasto al traffico di esseri umani.

Dal Parlamento via libera alla missione

Sempre mercoledì dal Parlamento è arrivato il via libera alla missione di supporto navale in Libia la cui "maggioranza molto consistente" è stata salutata con favore dal premier Gentiloni. "Sappiamo tutti – ha detto il presidente del Consiglio - quanto i cittadini italiani si attendano risultati nella lotta dei trafficanti di esseri umani e nel controllo sui flussi migratori irregolari. Il contributo delle forze armate in questa direzione è assolutamente strategico e determinante: questa non è certo una missione aggressiva ma di sostegno alla fragile sovranità di quel Paese".
 

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