Usa 2016, i cattolici al voto incerti tra Clinton e Trump

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Paolo Mastrolilli, La Stampa

Elettori indecisi tra il candidato repubblicano anti migranti e quella democratica liberal

I cattolici sono uno dei gruppi elettorali più ambiti degli Stati Uniti. Rappresentano la comunità religiosa più grande, circa un quarto della popolazione totale, e vengono considerati swing voters, cioè moderati centristi senza una posizione ideologica predefinita, che cambiano partito da elezione a elezione, a seconda di quale candidato li convince di più sui temi (LO SPECIALE).

 

Da Roosevelt in poi però, tranne una sola occasione, hanno sempre scelto il politico risultato poi vincente. Nel 2008 e nel 2012 i cattolici avevano votato in maggioranza per Obama, aiutandolo a battere prima McCain e poi Romney. Nel 2016, però, sono più incerti, e divisi fra i cattolici bianchi, che favoriscono Trump, e quelli ispanici, che stanno con Hillary. 

 

La Conferenza episcopale ha pubblicato un documento intitolato "Forming Consciences for Fatithful Citizenship" per aiutare i fedeli a navigare la difficile sfida presidenziale. Non ha indicato una preferenza tra i candidati, ma ha sottolineato gli insegnamenti della Chiesa sulle questioni cruciali in gioco, come la disuguaglianza economica, le migrazioni, la pace, i temi della vita tipo l’aborto, e quelli sociali come la difesa del matrimonio. Sui primi tre, c’è una tradizionale convergenza tra gli elettori cattolici e i democratici, ma sugli ultimi due c’è più intesa con i repubblicani.


All’inzio della campagna Papa Francesco aveva criticato indirettamente Donald Trump, dicendo che per risolvere i problemi globali bisogna costruire ponti, non muri, come il candidato del Gop vorrebbe fare al confine col Messico. Le mail pubblicate di recente da Wikileaks, invece, hanno creato qualche imbarazzo a Hillary Clinton, perché alcuni suoi consiglieri parlavano della necessità di infiltrare le organizzazioni della Chiesa, per piantare i semi di una visione più progressista.


Secondo Joseph Zwilling, portavoce dell’arcidiocesi di New York, «la decisione è complessa, e richiederà molta riflessione e preghiera. Se però diamo retta alle indicazioni emerse finora dai sondaggi, anche in questo caso gli elettori cattolici sembrano schierarsi in maggioranza con i democratici».
Non tutti, però, sono convinti. Anzi, uscendo dalla Messa alla Cattedrale di St. Patrick, la fedele Lulu Stanley ha riassunto così la sua posizione: «Nessuno dei due candidati mi convince, entrambi hanno difetti personali e di posizione politica che mi impediscono di votarli. Quindi il giorno delle elezioni resterò a casa».

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