Rottame trovato a Reunion, premier malese: "È del volo MH370"

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Najib Razak, dopo i primi test sul frammento dell'ala ritrovato sulle coste dell'isola francese, conferma che si tratta dei resti del Boeing scomparso nel marzo 2014 con 239 persone a bordo. Più cauto il procuratore aggiunto di Parigi, che parla di "probabilità molto forti"

I primi test sul frammento dell'ala ritrovato la scorsa settimana sulle coste dell'isola francese della Reunion avrebbero dato la conferma: si tratta di un flap del volo MH370 della Malaysia Airlines, scomparso nel marzo 2014 con 239 persone a bordo. A dirlo è il premier malese Najib Razak, al termine della prima giornata di lavoro congiunto dei tecnici della direzione generale degli armamenti francesi (Dga) e degli esperti malesi, in un laboratorio specializzato nella zona industriale alle porte di Tolosa, centro nevralgico dell'industria aerospaziale transalpina.

Il premier malese conferma, il procuratore parigino frena - “È con un grosso peso nel cuore che devo dirvi che un'equipe internazionale di esperti ha concluso che il rottame trovato alla Reunion proviene effettivamente dal volo MH370 – ha detto Razak in diretta tv –. Ora abbiamo la prova fisica che l'aereo ha terminato il suo volo tragicamente nel sud dell'oceano Indiano”.
Più prudente il procuratore aggiunto di Parigi, Serge Mackowiak, che parla di “probabilità molto forti” sul fatto che il rottame appartenga all'aereo scomparso. “Gli esperti di Boeing – ha spiegato – hanno confermato che il flap è davvero un pezzo di un 777 e la compagnia Malaysia Airlines ha a sua volta trasmesso dei documenti tecnici che vanno in tal senso". Ma la conferma ufficiale, ha aggiunto, non potrà arrivare prima che sia completata un'altra serie di "analisi complementari".

Si spera che il rottame possa fornire informazioni - Solo allora le indagini potranno passare alla fase successiva, ovvero a cercare di capire se il pezzo di ala possa dare qualche informazione su cosa abbia provocato la caduta del velivolo. Il frammento sarà studiato "con mezzi moderni fisici e chimici e in particolare con un microscopio elettronico che può ingrandire fino a 100mila volte", aveva spiegato nei giorni scorsi Pierre Bascary, ex direttore della ricerca della Dga. L'obiettivo è di esaminare i "punti di rottura localizzati" nella struttura metallica, per capire se siano stati provocati da "una sollecitazione eccezionale" legata allo schianto o dalla "ripetizione di un elevato numero di sollecitazioni meno forti", segni di un'usura normale. Parallelamente saranno condotti studi sulle incrostazioni di conchiglie e altro materiale marino che ricoprono parti del flap, che non daranno informazioni sulla dinamica dell'incidente ma potrebbero aiutare a capire quale percorso abbia seguito il rottame e magari anche da dove sia partito. Su questo fronte, però, gli esperti francesi non sono molto ottimisti: "Servirebbe che il pezzo sia stato al centro dell'incidente e le possibilità sono abbastanza ridotte", ha detto ancora Bascary, aggiungendo che "con solo questi due metri quadri di aereo sarà molto difficile avere delle certezze".

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