Usa 2016, ecco Rubio: "Ora serve una nuova generazione"

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Liliana Faccioli Pintozzi

Marco Rubio insieme alla moglie Jeanette sul palco dal quale ha annunciato la sua candidatura

Il senatore della Florida, figlio di immigrati cubani, ha annunciato la sua candidatura con i repubblicani: "Qualcuno mi ha detto 'aspetta il tuo turno' ma io non posso aspettare. Ho un debito con l'America da ripagare"

Sorride, e si commuove. Ogni tanto incespica sulle parole, e suda forse un po’ troppo. Ma non smette mai di guardare negli occhi virtualmente ogni persona, dentro la Freedom Tower.
E le urla, e gli applausi, sembrano non solo di sostegno, ma quasi liberatori.
Forse non arriverà fino alla Casa Bianca, ma ne farà tanta di strada. Lo sa lui, lo sanno i suoi sostenitori, lo sanno i suoi avversari – rassegnati a vedergli fare cose inimmaginabili, a vedergli raggiungere traguardi inarrivabili.

Una sfida tra passato e futuro - "Marco Rubio scende in campo, e  si candida alla Presidenza degli Stati Uniti “con le radici  nella nostra storia, ma ispirato dalle promesse del futuro”, e tutta la sua campagna elettorale si giocherà sulla sfida – sulla scelta - tra passato e futuro.  “E’ tempo che una nuova generazione prenda il comando e faccia del 21mo secolo un altro Secolo Americano” scandisce lui. Se ne fa portabandiera, di quella generazione, senza alcun timore reverenziale nei confronti dei Big: "sono leader del passato, e il passato è finito" - parla di Hillary Clinton, la stessa frecciata potrebbe valere nei confronti di Jeb  Bush, suo ex mentore, suo probabile avversario. "Qualcuno - sorride - mi ha detto aspetta il tuo turno ma io non posso aspettare. Ho un debito con l'America da ripagare".

L'American Dream - Nella Ellis Island dei profughi cubani ricorda i suoi genitori, fuggiti da La Havana nel 1956; lui barista, lei cameriera, un lavoro finalmente sicuro, una pensione tranquilla, la certezza di consegnare ai figli una marcia in più – è questo l’American Dream che Rubio racconta agli oltre 3500 che sono venuti ad ascoltarlo da tutti gli Stati Uniti, il sogno di un'America potente e temuta, il sogno di una America terra di opportunità.

Un Obama di destra - Senatore dal 2010, ponte tra i Tea Party e l'establishment repubblicano, grande comunicatore in grado di infiammare e motivare militanti e indecisi. Non per niente lo chiamano l'Obama di destra, in grado di sanare, almeno in parte, il deficit del partito repubblicano nei confronti delle minoranze: la riforma dell'immigrazione è uno dei pochi dossier che lo ha visto attivo alla ricerca di una soluzione bipartisan. Un governo meno invadente, e una politica estera muscolosa sono i suoi paletti di riferimento; Israele merita più rispetto dell'Iran, e Cuba non è un paese di cui fidarsi, il suo approccio alle ultime iniziative dell'amministrazione Obama - di cui vorrebbe comunque abolire la riforma sanitaria. Pro life, sui matrimoni gay lascia la decisione ai singoli stati.

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