Fukushima, Tepco ammette: "Acqua radioattiva nell’oceano"

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Nella foto di archivio la centrale di Fukushima dopo il disastro
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La società che gestisce la centrale nucleare, danneggiata dallo tsunami, per la prima volta parla di fuoriuscita in mare di acqua contaminata. Dichiarazioni che arrivano a poche ore dalle elezioni che hanno premiato Abe, favorevole al riavvio dei reattori

La Tepco, il colosso giapponese che gestisce la centrale nucleare di Fukushima, gravemente danneggiata dal sisma e dallo tsunami dell’11 marzo del 2011, per la prima volta ha ammesso che acqua sotterranea radioattiva è fuoriuscita in mare, alimentando i timori per una contaminazione dell'oceano Pacifico. Solo il mese scorso l'azienda elettrica aveva fatto sapere di aver riscontrato livelli molti più alti di cesio 134 negli elementi analizzati ma che la falda sotterranea era contenuta da cemento armato e acciaio. "Ora però crediamo che acqua contaminata sia fuoriuscita nel mare", ha ammesso un portavoce della Tepco, precisando tuttavia che i dati sull'acqua di mare non mostravano un innalzamento anormale nei livelli di radioattività. L'ammissione è maturata all'indomani dell'ampia vittoria dei Liberaldemocratici del premier Shinzo Abe e degli alleati del New Komeito alle elezioni di rinnovo parziale della Camera Alta (guarda il servizio di SkyTG24), in gran parte favorevoli al riavvio dei reattori nucleari della centrale.

Per contrastare il fenomeno, l'azienda ha annunciato che aumenterà gli sforzi per ridurre l'acqua sotterranea consolidando il suolo intorno al porto. Il rischio è che, una volta nell'oceano, le sostanze radioattive compromettano la vita marina e, di conseguenza, anche quella dell’uomo. La pesca intorno a Fukushima è stata fermata e il governo ha messo al bando la produzione di carne di mucca, latte, funghi e verdure nelle zone circostanti. Alcuni mesi fa, in un bacino all'interno dell'impianto di Fukushima era stato catturato un pesce che presentava livelli di radiazioni più di 2.500 volte al di sopra del limite legale. La settimana scorsa, la Tepco aveva ammesso che circa 2mila persona che lavorarono alla centrale, nei giorni e nelle settimane seguenti al disastro nucleare del marzo 2011, sono stati esposti a livelli tali di radiazioni che ora rischiano il cancro alla tiroide. Il dato era 10 volte superiore alla stima precedente ed è arrivato dopo che l'azienda era stata pesantemente criticata per aver fornito dati troppo ottimistici.

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