Vescovo italiano accoltellato a morte in Turchia

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Monsignor Luigi Padovese, milanese di 63 anni, è stato trovato senza vita nella sua casa di Iskenderun, nel sud del Paese. Arrestato l'autista, in cura per disturbi mentali. Nel 2006 un altro prete cattolico, Andrea Santoro, era stato ucciso a Trebisonda

Un vescovo cattolico italiano è stato ucciso a coltellate nella sua casa di Iskenderun, nel sud della Turchia. La polizia locale, come confermato dall'ambasciatore d'Italia ad Ankara, Carlo Marsili, ha arrestato il presunto autore dell'omicidio: l'autista della vittima, Murat Altun.

Secondo l'emittente privata Ntv, citata anche da Avvenire, il vescovo sarebbe stato colpito dal suo autista dopo avergli aperto la porta di casa. Trasportato d’urgenza in ospedale, sarebbe morto poco dopo l’arrivo. "In base ai primi resoconti, l'omicidio di monsignor Luigi Padovese non ha un movente politico né religioso", sottolinea il governatore della provincia turca di Hatay, Mehmet Celalettin Lekesiz. "Il presunto colpevole era sottoposto a un trattamento a causa di disturbi psicologici", ha aggiunto. Murat Altun, per ora unico indiziato, è sotto interrogatorio. "Era il suo autista da tre o quattro anni. Era fuori di testa, non era un estremista", racconta padre Iosif Florin Petrila, prete nella città turca di Iskenderun. "Siamo distrutti, costernati. È stato un fatto imprevedibile", dice monsignor Antonio Lucibello, nunzio apostolico in Turchia. "Al momento attuale - aggiunge - non ho notizie più dettagliate. Ma da quanto ho appreso, l'autista avrebbe ammesso le proprie responsabilità. Strano, io ho sempre visto quest'uomo come una persona molto devota a Padovese e sempre servizievole".

A raccontare le ultime ore di vita di monsignor Padovese è suor Eleonora de Stefano, francescana delle missionarie dell'Immacolata Concezione, assistente personale e segretaria della vittima da 22 anni. "Se ne è andato dal vicariato verso le 11:30. Era stanco, nell'ultimo periodo non si sentiva molto bene, e aveva deciso di andare nella casa al mare, distante 15 minuti, per riposare un po’. Era andato via da solo e a piedi. Murat l'ha raggiunto più tardi, accompagnato in motorino dal fratello. Doveva pranzare con monsignor Padovese per parlare del prossimo viaggio a Cipro. Murat da almeno una quindicina di giorni soffriva di una grave depressione e nell'ultimo periodo si vedeva spesso col vescovo, che stava cercando di aiutarlo a risollevarsi. Dovevano andare insieme a Cipro, ma l'autista si era rifiutato. Alle 13, quando l'ho sentito per l'ultima volta, Padovese mi ha detto di annullare sia il biglietto di Murat sia il suo, visto che non stava molto bene". Un’ora dopo, un’altra telefonata informa suor Eleonora dell’omicidio. "Non c'era una persona come lui, era un vescovo molto speciale, molto umano e molto intelligente. Era uno studioso di prima classe, lo invitavano per conferenze in tutto il mondo”, dice in lacrime.

Monsignor Luigi Padovese, 63 anni, era dal 2004 vicario apostolico dell'Anatolia e vescovo titolare di Monteverde. Era nato a Milano il 31 marzo del 1947. Nel 1965 fece la prima professione nei frati cappuccini e nel 1973 venne ordinato sacerdote. Professore titolare della cattedra di Patristica alla Pontificia Università dell'Antonianum, per 16 anni è stato anche direttore dell'Istituto di Spiritualità. Presidente della Conferenza episcopale turca, era molto impegnato nell'ecumenismo e nel dialogo con il mondo islamico. Considerava la Turchia un ponte fra l'Europa e l'Oriente. Era favorevole all'ingresso di Ankara nell'Ue e si era fatto promotore - come gesto simbolico - dell'entrata della piccola conferenza episcopale turca nella Ccee, Consiglio delle conferenza episcopali europee. "Bisogna avvicinare le chiese europee a quelle sorelle orientali", ripeteva. Il suo amore per il Paese è testimoniato anche da un libro, scritto insieme a Oriano Granella: "Guida alla Turchia, I luoghi di San Paolo e delle origini cristiane".

La vittima avrebbe dovuto partecipare, dal 4 giugno, alla visita del Papa a Cipro. Dal pontefice avrebbe dovuto ricevere, insieme agli altri responsabili e patriarchi cattolici della regione, il documento preparatorio del prossimo Sinodo sul Medio Oriente. Tra i temi in agenda anche le violenze contro i cristiani. "Ho collaborato alla stesura dei Lineamenta e dell'Instrumentum laboris che verrà consegnato ai vescovi d'Oriente da Benedetto XVI a Cipro il 6 giugno", annunciava poco più di una settimana fa, in un'intervista alla Sir, il vescovo pugnalato a morte.

Un “fatto orribile”, “incredibile”, “siamo costernati”. Sono state queste le prime parole di padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano. “Ciò che è accaduto è terribile – ha aggiunto –. Preghiamo perché il Signore lo ricompensi del suo grande servizio per la Chiesa e perché i cristiani non si scoraggino. Anzi, seguendo la sua testimonianza così forte, continuino a professare la loro fede”.

Nel febbraio 2006 un altro prete cattolico, Andrea Santoro, era stato ucciso a Trebisonda, in Turchia, da un fanatico. A celebrare i funerali era stato proprio monsignor Luigi Padovese. "Noi perdoniamo chi ha compiuto questo gesto - disse durante la messa -. Non è annientando chi la pensa in modo diverso che si risolvono i conflitti. L'unica strada che si deve percorrere è quella del dialogo, della conoscenza reciproca, della vicinanza e della simpatia. Ma fintanto che sui canali televisivi e sui giornali assistiamo a programmi che mettono in cattiva luce il cristianesimo e lo mostrano nemico dell'Islam (e viceversa), come possiamo pensare a un clima di pace?". E ancora, riferendosi a don Santoro, aggiunse: "Chi ha voluto cancellare la sua presenza fisica, non sa che ora la sua testimonianza è più forte".


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