Marea nera: una mina per Obama, "sarà la sua Katrina"

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La situazione al largo del Golfo del Messico è sempre molto critica e piovono accuse sul presidente degli Stati Uniti. La Casa Bianca mette pressione alla British Petroleum, mentre qualcuno azzarda un paragone con l’urgano che sconvolse New Orleans

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Un vortice di accuse sta montando intorno al disastro della marea nera: gli Usa hanno iniziato un pressing senza precedenti nei confronti della compagnia petrolifera britannica per evitare che il caso Deepwater Horizon si riveli un boomerang politico per Obama.
Il governo di Washington ha minacciato di estromettere Bp dalle operazioni per cercare di tappare la falla da cui continua a sgorgare il greggio. "Washington - ha detto il segretario all'Interno Usa, Ken Salazar - è frustrata e arrabbiata per il fatto che Bp non sia stata capace di fermare questa perdita di petrolio e di bloccare l'inquinamento all'origine. Stiamo in questa situazione da 33 giorni - ha detto - ed è stata mancata una scadenza dopo l'altra".

Comunque, ha aggiunto il ministro, "gli Usa le tengono il fiato sul collo" e, se sarà necessario, la faranno parte civile. Anche il governatore della Louisiana, le cui paludi sono state devastate dalla marea e le cui coste contaminate per circa 100 chilometri, ha denunciato la reazione troppo lenta di Bp attaccando allo stesso tempo anche il governo Usa. "Le misure per proteggere le nostre coste, barriere, aspiratori, eccetera, ancora non ci sono - ha dichiarato Bobby Jundal - il petrolio resta là in attesa di essere pulito e ogni giorno che passa le paludi muoiono un po' di più".

E mentre il presidente Usa, Barack Obama, ha tentato di difendere le sue posizioni spiegando che la marea nera non sarà quello che l'uragano Katrina fu per l'amministrazione Bush, la sua avversaria Sarah Palin lo ha accusato di essere "debole" sua questione alludendo a presunti "contributi e sostegni" ottenuti dalla sua amministrazione dalle compagnie petrolifere. La Bp, ha ricordato la Palin in un'intervista a Fox News, ha dato oltre 3,5 milioni di dollari ai candidati democratici negli ultimi 20 anni.

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