Busto Arsizio, incidente sul lavoro: procura indaga per omicidio colposo per operaio morto

Lombardia
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L'uomo è rimasto schiacciato sotto un'enorme fresa industriale questa mattina. La procura ha aperto un fascicolo, al momento a carico di ignoti. Il pm Susanna Molteni ha inoltre disposto il sequestro del macchinario sul quale la vittima stava lavorando e l'autopsia. La moglie: "Si lamentava che fossero in pochi"

Cristian Martinelli, operaio di 49 anni, è morto in un incidente sul lavoro avvenuto all'interno di un'azienda a Busto Arsizio, in provincia di Varese. La Procura locale ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, al momento a carico di ignoti. Il pm Susanna Molteni ha inoltre disposto il sequestro del macchinario sul quale la vittima stava lavorando e l'autopsia.

Le forze dell'ordine e i soccorsi sul luogo dell'incidente a Busto Arsizio
Le forze dell'ordine e i soccorsi sul luogo dell'incidente a Busto Arsizio - ©Ansa

L'incidente

Secondo quanto ricostruito, l'uomo sarebbe rimasto schiacciato sotto un'enorme fresa industriale, su cui stava effettuando dei lavori di manutenzione, alle 9:40 di stamattina. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, carabinieri, polizia locale e soccorritori del 118, insieme a un elicottero che ha trasportato l'operaio in gravi condizioni all'ospedale di Legnano. Il 49enne è deceduto poco dopo. Sono in corso accertamenti per chiarire la dinamica dell'incidente.

La moglie: "Si lamentava che fossero in pochi"

"Si lamentava che fossero in pochi, sto aspettando che mi facciano entrare per prendere le sue cose". Sono le parole che ha rivolto ai cronisti Sara, la moglie dell'operaio Cristian Martinelli. La donna, sotto shock e disperata, si è presentata davanti all'ingresso della fabbrica in compagnia della suocera, per chiedere gli effetti personali del marito, con cui ha avuto due bambine di sette e otto anni.

Sindacati: "In Lombardia 27 morti in 3 mesi"

Intanto Cgil, Cisl e Uil Lombardia e Varese denunciano che "l'andamento degli infortuni e delle morti sul lavoro in Lombardia sta peggiorando: 27 morti nei primi 3 mesi del 2021 rispetto ai 21 infortuni mortali a marzo del 2020". In una nota congiunta i sindacati confederali chiedono "investimenti da parte delle aziende nella cultura della sicurezza e nella prevenzione di cui oggi tanto si parla, ma con insufficiente impegno per attuarle nell'organizzazione del lavoro". Alla Regione domandano di "restituire operatività ai Servizi di Prevenzione negli Ambienti di Lavoro cui spetta la vigilanza sul rispetto delle norme e la prevenzione, rafforzando il personale dedicato ai controlli nelle aziende". "Occorre un impegno comune sulla formazione continua e adeguata ai cicli produttivi" e "un forte impegno da tutte le istituzioni ad ogni livello perché il tema della sicurezza e della prevenzione nei luoghi di lavoro sia prioritario nella agenda politica e vi sia un adeguato stanziamento di risorse economiche e di personale".

Fontana: "Vicinanza alla famiglia della vittima"

"Regione Lombardia esprime profondo cordoglio ed è vicina alla moglie e alle figlie della vittima di questo grave incidente", afferma il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. "Continueremo a fare tutto quanto possibile - prosegue Fontana - per garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro. L'impegno per prevenire sciagure come queste sarà sempre forte e concreto". 

Fim: "Incontro in aziende per prevenzione"

"Ormai è una conta senza fine. Siamo davanti ad una emergenza nazionale" e "vanno messe in campo azioni concrete". Così il segretario generale della Fim-Cisl, Roberto Benaglia esprimendo "il sentito cordoglio e la vicinanza" del sindacato alla famiglia. "Proponiamo - aggiunge - che in ogni azienda metalmeccanica si tenga in questo mese di maggio un incontro straordinario tra sindacato e direzioni per analizzare e prevenire i rischi più legati alla ripartenza delle filiere produttive". "Dobbiamo riportare l'attenzione nelle fabbriche e in ogni luogo di lavoro dalla sola sicurezza legata alla pandemia alla prevenzione degli infortuni, non possiamo permettere che la ripresa dei ritmi produttivi in corso sia fatta a scapito della sicurezza, sacrificando vite umane. La pandemia, con la sua scia interminabile di morti, ci ha insegnato che la sicurezza, in ogni sua declinazione, a partire dai luoghi di lavoro è un bene imprescindibile", conclude Benaglia. 

"Profondo cordoglio" è stato espresso anche dalla segretaria generale della Fiom-Cgil, Francesca Re David, parlando di "una strage" che va fermata. "Non è più tempo di parole, ma di azioni concrete, e di messa in campo di risorse da parte delle istituzioni e delle autorità competenti e di interventi per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro", sostiene Re David. "Usare la parola incidente sta diventando non più sopportabile. Non si può più parlare di incidenti sul lavoro. Servono investimenti per le lavoratrici e i lavoratori che garantiscano la loro sicurezza. Negli ultimi vent'anni - prosegue - il lavoro è stato visto più come un costo che come una risorsa e si stanno continuando a cancellare diritti. Le risorse per l'innovazione che vengono date alle aziende anche attraverso il Pnrr devono essere vincolate all'adozione di misure sulla sicurezza attraverso le tecnologie 4.0 più avanzate e ad una corretta organizzazione del lavoro. Inoltre, non vanno messe in discussione le norme del Codice degli appalti che con la logica della semplificazione intervengono sul costo del lavoro smantellando regole e diritti; e vanno rafforzati gli organismi di controllo e di ispezione e la medicina del lavoro sul territorio". 

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