Coronavirus Cremona, dimesso il 18enne Mattia: "È stata una lotta"

Lombardia
Foto di Archivio (ANSA)

Il ragazzo ha aggiunto di aver avuto "paura" quando lo dovevano intubare. Il Coronavirus "all'inizio lo avevo sottovalutato e non pensavo arrivasse a questo livello"

"Quando mi sono svegliato in terapia intensiva e mi sono reso conto, ho pensato che avevo superato una bella lotta ma che dovevo lottare ancora un po'". Sono le parole di Mattia, 18 anni e il più giovane paziente Covid-19 curato all'ospedale di Cremona e dimesso questa mattina. Il ragazzo ha aggiunto di aver avuto "paura" quando lo dovevano intubare. Il Coronavirus "all'inizio lo avevo sottovalutato e non pensavo arrivasse a questo livello". (TUTTI GLI AGGIORNAMENTI)

"Mattia è nato una seconda volta"

"Mattia è nato una seconda volta". Sono le parole della mamma del 18enne dimesso oggi dall'ospedale di Cremona. La donna, dopo aver ringraziato il personale per averlo "trattato come un figlio" aggiungendo che sono loro i "veri eroi", ha raccontato di essere convinta che Mattia sia "stato graziato da sua sorella che è morta cinque anni fa ed è stata il suo angelo custode insieme ai medici e gli infermieri". Mamma Ombretta ha raccontato che la sua "vita si è fermata quando mi ha mandato il messaggio 'mamma mi ricoverano in terapia intensiva. Ti amo, lotterò per te, tornerò a casa'". La signora ha spiegato che l'affetto ricevuto da molti in questo periodo "mi ha dato più forza". Forza e gioia avute quando il 29 marzo scorso è riuscita a parlare al telefono con il figlio ricoverato. "Gli hanno messo vicino all'orecchio il cellulare. Si è messo a piangere e poi a ridere" e lei ha tirato un gran respiro.

Il medico: "Ho visto la paura negli occhi di Mattia"

"Quando è arrivato in ospedale era tranquillo, discreto ed educato però nei suoi occhi ho visto la paura, una richiesta di aiuto". Lo ha raccontato Massimo Cannavò, il chirurgo che per primo all'ospedale di Cremona ha visitato Mattia. "Quando è arrivato respirava male. Il suo respiro non mi piaceva e aveva la febbre". Vista la giovane età, si é  proceduto con la Tac e sono stati avvertiti gli anestesisti. È  stato addormentato e intubato. In terapia intensiva "e stato adottato", poi trasferito in pneumologia dove, ha aggiunto il primario Giancarlo Bosio, "ha fatto passi da gigante. Tant'è che oggi va a casa con le cure minime: i baci e le carezze della mamma".

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