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Milano, omicidio Cappelletti: “Non ci fu premeditazione”

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2' di lettura

L'ex conduttore televisivo Alessandro Cozzi è accusato di aver ucciso l'imprenditore Alfredo Cappelletti, in via Malpighi, nel 1998. Già nel 2010 l'imputato è stato condannato a 14 anni di carcere per l'assassinio di Ettore Vitiello 

Non è provato "oltre ogni ragionevole dubbio" che l'ex conduttore televisivo Alessandro Cozzi abbia premeditato l'omicidio dell'imprenditore Alfredo Cappelletti, ucciso in via Malpighi, a Milano, nel 1998. Lo scrive la Corte d'Assise d'Appello di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui, lo scorso febbraio, ha cancellato l' aggravante delle premeditazione e ha ridotto la pena all'imputato, condannandolo a 24 anni di carcere per quel 'cold case' riaperto negli anni scorsi, dopo che Cozzi venne arrestato e poi condannato a 14 anni per aver ucciso nel 2010, per un debito, con 53 coltellate il titolare di un'agenzia di lavoro, Ettore Vitiello, di 49 anni.

Il processo

In primo grado la Corte d'Assise ha inflitto a Cozzi l'ergastolo, riconoscendo la premeditazione: tra i motivi, il fatto che il coltello usato per uccidere Cappelletti fosse stato acquistato nei giorni precedenti al delitto (il 13 settembre di 21 anni fa) e che l'imputato aveva cercato di orientare le indagini verso il suicidio. Il caso, infatti, era stato archiviato. Secondo i giudici d'Assise d'Appello, invece, non ci sono elementi per accertare "in quale momento sia insorta" nell'imputato "la determinazione criminosa". Anche i "comportamenti tenuti dopo il fatto" da parte del conduttore per i giudici "non appaiono preventivati e compiuti secondo un preciso e ben ponderato programma".

L'omicidio Vitiello

Cozzi sta scontando anche 14 anni di carcere (aveva scelto il rito abbreviato) per aver ucciso, come aveva confessato lui stesso, Vitiello, titolare di un'agenzia di lavoro nel Milanese. Tuttavia, mentre in quel caso l'ex conduttore aveva ammesso le sue responsabilità, durante il processo per il caso Cappelletti, invece, si è sempre dichiarato innocente. Secondo la Corte, per l'omicidio di Cappelletti non possono essere concesse a Cozzi le attenuanti generiche "considerata la gravità del fatto, l'efferatezza della sua esecuzione, la relazione di lunga amicizia intercorsa con la vittima, la mancanza di alcun cenno di resipiscenza".

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