Neonati Brescia, presidente Società Italiana Neonatologia: "Prematurità è malattia grave"

Lombardia
Immagine d'archivio (Getty Images)

"La sopravvivenza di ogni bambino nato prematuro è un successo che non si deve dare per scontato e le tragiche complicazioni sono possibili anche quando le cose sembrano migliorare", dichiara il neonatologo 

"I nati pretermine, in particolare se estremamente prematuri, rischiano la vita ogni minuto - sottolinea il presidente della Società Italiana di Neonatologia (Sin), Fabio Mosca -, ma in Italia il tasso di mortalità per quelli di peso inferiore a 1.500 grammi è tra i più bassi al mondo". Il presidente interviene sul caso dei neonati deceduti nei giorni scorsi agli Spedali Civili di Brescia. I piccoli sarebbero morti a causa di sepsi ed enterocolite necrotizzante, due tra le patologie più temibili per i neonati prematuri.

"Ogni sopravvivenza è un successo"

"La fragilità di questi neonati - prosegue Mosca - e le tante variabili che, sin dalla gravidanza, ne possono condizionare la prognosi, identificano la prematurità come una malattia grave. La sopravvivenza di ogni bambino nato prematuro è un successo che non si deve dare per scontato e le tragiche complicazioni sono possibili anche quando le cose sembrano migliorare, come è accaduto nel caso del piccolo Marco a Brescia", puntualizza il medico neonatologo.

Mortalità fra le più basse al mondo

Il presidente della Sin sottolinea inoltre come "nel nostro Paese gli ultimi dati disponibili evidenziano una mortalità dell'11,3% rispetto al 14,3% delle più importanti Terapie Intensive Neonatali (TIN) del mondo (dati forniti dal Vermont Oxford Network) e continua a diminuire, grazie all'elevatissimo livello di assistenza raggiunto dalle nostre Tin".

Vicinanza anche a medici e infermieri

La Sin, infine, esprime la sua vicinanza soprattutto ai genitori, ma anche ai medici e agli infermieri che si sono presi cura dei piccoli pazienti deceduti. "Quando i genitori ci affidano i loro bambini - prosegue il presidente - li curiamo come fossero nostri figli, garantendo loro la massima attenzione e professionalità, perché consideriamo il benessere di ogni neonato e la sopravvivenza dei prematuri la prima ragione del nostro essere medici", conclude Mosca.

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