Romana Petri: "Troppa letteratura non fa bene, quando si scrive si va via dalla vita"

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Filippo Maria Battaglia

I CONSIGLI DI LETTURA La scrittrice firma "Cuore di furia", una biografia fantastica di Giorgio Manganelli. E durante la rubrica di Sky TG24 dice:  "Serve equilibrio, un autore deve anche saper baciare un figlio, giocare con un cane, cucinare"

"Uno scrittore che, invece di mettere il lettore con le spalle contro il muro, lo metteva con le spalle contro il vuoto. Era l’uomo libro, capace di usare la lingua in un modo unico, con espressioni stroardinarie e insuperate".

È questo il ricordo che di Giorgio Manganelli fa Romana Petri, tornata da poco in libreria con "Cuore di furia" (Marsilio), una biografia fantastica dedicata proprio al grande scrittore. Scrittore appunto e non narratore, precisa Petri durante la rubrica dei "Consigli di lettura" (qui le puntate precedenti): "Manganelli amava il gioco linguistico, era attratto dal delirio e dal passaggio tra la vita e la morte e aveva avuto un rapporto difficile con una madre che lo ha sostanzialmente dominato. Ecco, se dovessi indicare di cosa parla questo romanzo al di là del suo protagonista, direi che innanazitutto indaga il bruttissimo frullato emotivo che si crea nei figli quando un genitore è profondamente anaffettivo. Nasce un rancore, ma con una doppia dose di amore, e questi due elementi fusi insieme creano una sorta di malessere destinato a durare per sempre".

 

"Troppa letteratura non fa bene"

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Petri proietta la vicenda umana ed editoriale di Manganelli in un romanzo ambientato in una Spagna fantastica.

Lo scrittore diventa così presto un personaggio e il romanzo si sgancia dalla biografia per acquisire una sua autonomia. "Quando si scrive - dice Petri - si va veramente via dalla vita. 'Cuore di furia' è anche questo, un libro su come autodistruggersi quando la letteratura si mangia troppa realtà del nostro quotidiano. Io credo invece che ci debba essere equilibrio: uno scrittore deve anche saper baciare un figlio, giocare con un cane, cucinare,  dedicarsi alle cose che sono la vita. Per questo scrivo la mattina, perché mi sembra che così ho tutto il giorno davanti per ricordarmi che c’è anche da vivere. No, troppa letteratura non fa bene".

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