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La biografia di un grande scrittore si può riscoprire anche grazie al suo esordio

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Filippo Maria Battaglia

IL LIBRO DELLA SETTIMANA  Torna in libreria “Una città di pianura”, la raccolta di racconti scritta da un grande autore del Novecento: Giorgio Bassani. Che ha il grande merito, tra l’altro, di ricordare come la scrittura e la letteratura siano un faticoso lavoro artigianale

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Ci sono molti modi per conoscere la biografia intellettuale di uno scrittore: la scoperta (o la riscoperta) della sua opera d’esordio è forse uno dei più efficaci. Capita così anche con Giorgio Bassani, di cui Officina libraria ha da poco riportato in libreria “Una città di pianura” per le attente cure di Angela Siciliano (pp. 212 euro 18).

Quando Bassani la pubblica è il 1940: la raccolta ospita cinque racconti composti tra il 1936 e il 1939. Cinque, appunto, tra tutti quelli giovanili che Bassani ha scritto in quegli anni. Sono racconti - scriverà anni dopo uno dei grandi critici del Novecento, Cesare Garboli - dallo “stile acceso, ispirato, divorato e come consumato da un ardore febbrile”; uno stile - nota sempre Garboli - “dichiaratamente lirico” e, come sempre capita, Garboli coglie l’essenza di uno scrittore in pochi, pochissimi tratti. 

 

Una palestra tra pagine sorde e vuote

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Per rendersene conto, basta leggere il racconto che dà il nome a questo libro, “Una città di pianura” appunto, in cui Bassani stila una satira sociale della buona società ferrarese, di cui lui pure fa parte. C’è già, in filigrana, tutto quel mondo che Bassani racconterà e che lo renderà riconoscibile e quasi iconico negli anni successivi, anche se tuttavia questo racconto evocativo ed elegiaco non è ancora contenuto dal suo più maturo rigore espressivo.

Bassani è uno scrittore in formazione e “Una città di pianura” è la sua palestra narrativa. Per trovarne conferma, basta dare un occhio a ciò che scrive nel suo "Taccuino" qualche mese dopo la pubblicazione di questa silloge: “Tra una pagina ‘mia’ e un’altra di nuovo ‘mia’ riempivo con accanimento pagine e pagine, sorde, vuote”.  Sorde e vuote, dice Bassani, e in quei due aggettivi c’è anche la conferma di un vecchio adagio: quello cioè che vuole che la scrittura e la letteratura siano un lungo lavoro di lima e scalpello.

“Una città di pianura”, che Officina libraria presenta in una edizione comprensiva anche di altri racconti giovanili, ci ricorda questo. E nel ricordarcelo, però, ci regala anche le primizie intense di un grande scrittore.