Premio Campiello, Marcello Fois ha vinto con "L'immensa distrazione". L'intervista

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Sabrina Rappoli

Sabrina Rappoli

La cerimonia di consegna del Premio, assegnato da Confindustria Veneto, ha avuto luogo per la prima volta al Palazzo del Cinema del Lido di Venezia, davanti a 900 invitati

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Il Premio Campiello, edizione numero 64, va a Marcello Fois e al suo romanzo - edito da Einaudi - "L'immensa distrazione". La vicenda narrata da Fois racconta di un uomo appena morto che ha la sensazione di essere ancora vivo, tanto da ritrovarsi a ripercorrere tutto ciò che ha costruito, perduto e lasciato. Per lui sono 83 i voti assegnati dai 300 lettori anonimi che votano per il Premio, superando di sole tre preferenze il libro autobiografico di Alcide Pierantozzi, anch'esso edito da Einaudi, sul disagio mentale.

 

Le chiedo, Fois, se su questo libro c'è una dedica.

La dedica è a Michela Murgia, che mi ha preceduto e che vestiva Marras come me. Marras mi ha chiamato e mi ha detto "devi avere un mio vestito, perché quando Michela ha vinto aveva un mio vestito e lo devi avere anche tu". Poi, lo dedico alla mia famiglia, alle persone che amo e che mi amano. Lo scrittore, in verità, è un mestiere difficile. Conrad diceva "il problema del mio mestiere è far capire a mia moglie che, quando guardo dalla finestra, io sto lavorando".

Qual è il sentimento che la muove, in questo momento?

Io vorrei essere circondato da persone che si scandalizzano di più. Un pochino di senso dello scandalo - a proposito Free Palestine! - e vorrei davvero che non fossimo così vaccinati a tutto: questo mi piacerebbe. Mi piacerebbe che di tanto in tanto sentissimo il dolore di qualcosa che non è così logica e capissimo che viviamo in una struttura che è complessa, la democrazia è bellissima, difficilissima da mantenere, va curata tutti i giorni, innaffiata, perché appena ti dimentichi si secca e qualcuno la magari la estirpa, non va bene.

Che percorso si augura per il suo libro?

Questo libro ha fatto un percorso bellissimo e i libri se li trovano, i lettori. Però, devono avere una lingua, devono avere un senso, devono avere il desiderio di durare. Se noi facciamo un conto, i libri che sono stati importanti nella nostra vita sono pochi, ma sono libri che ci hanno spiegato bene cose che sapevamo già. Il punto è che noi pensiamo sempre che i libri debbano darci delle risposte e invece no, i libri devono porci delle domande. Siamo noi che dobbiamo rispondere, in uno Stato con una buona scuola, che ci dia una lingua, con una buona Sanità che ci mantenga sani e con una buona distribuzione che permetta a tutti di avere le stesse possibilità, anche a quelli che sono appena arrivati.

Cosa fa ora, dove va?

Penso che andrò a dormire (ride).

 

Sul palco a sorpresa anche lo chef Barbieri

Tra la presentazione degli autori dei libri della cinquina finalista e l'esibizione canora di Margherita Vicario, la serata al Palazzo del Cinema del Lido di Venezia scivola via veloce, mentre sale sul palco a sorpresa lo chef Bruno Barbieri. "È stata una serata bellissima", ci dice, "a parte che, quando mi hanno chiamato sul palco, ho pensato: magari mi hanno chiamato per premiare il mio libro appena uscito che si intitola "Controluce. Ombre e segreti di una vita"; e invece no (ride). È stata una serata magnifica, che concluderemo con una meravigliosa cena, che abbiamo creato insieme con gli amici di Costa Crociere; una cena bella, particolare, nella quale abbiamo raccontato anche una bella Italia. Dopo una bella presentazione del libro meraviglioso che ha vinto e che leggerò domani, finiremo con una bella cena".

Cosa vorrebbe per il suo libro? chiediamo ancora a Barbieri. "Al di là del fatto che questo libro racconta la mia vita, è un libro per i giovani. È un libro che raccomando loro, perché dentro ci sono dei messaggi che è necessario cogliere. Non che io voglia insegnare qualcosa a qualcuno, però, è necessario, perché ho raccontato una storia di vita, le cose belle e il successo, ma anche le difficoltà, le problematiche che ci sono state e, soprattutto, i primi anni del mio lavoro, delle mie vicende sulle navi, dove ancora oggi continuo a navigare e continuerò per tutta la vita".

 

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