The Booker Prize 2026, ecco la shortlist dei 6 libri finalisti

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Il premio dedicato alla narrativa in lingua inglese è entrato nel vivo con sei opere selezionate: dal romanzo storico alla distopia, da nomi acclamati a nuovi talenti. Vediamo chi sono gli autori e di cosa trattano i romanzi in gara

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“Questi romanzi spaziano dall'esilarante allo straniante, dal bizzarro e inquietante al domestico che desta allarme, dal potentemente scioccante all'intrigante sobrietà. In essi incontriamo personaggi provenienti da Paesi ed epoche diverse, creati da autori separati da quarant'anni di differenza: nuovi talenti accanto a nomi già affermati e molto amati”. Con queste parole, Mary Beard, presidente della giuria del Booker Prize 2026, ha commentato la shortlist dei sei finalisti, fresca di annuncio. Il premio, dedicato alla narrativa in lingua inglese e aperto agli autori di qualsiasi nazionalità, è termometro del clima letterario internazionale. Ora si entra nelle fasi finali con sei titoli: “The End of Everything” di M. John Harrison (Serpent’s Tail); “The Disappearers” di Marlon James (Hamish Hamilton), “Black Bag” di Luke Kennard (John Murray); “May We Feed” the King di Rebecca Perry (Granta); “The Things We Never Say” di Elizabeth Strout (Viking); “John” of John di Douglas Stuart (Picador). In lizza per il riconoscimento e per il premio da 50mila sterline ci sono, dunque, tre autori inglesi, uno scozzese, un’americana e un giamaicano. Bisognerà attendere il 9 novembre per scoprire il vincitore.

I titoli e gli autori

“The End of Everything” dell’inglese M. John Harrison, già noto autore di fantascienza con all’attivo 13 opere e diverse raccolte di racconti, è ambientato in uno scenario post-apocalittico. Quello che racconta, con un tocco satirico e un respiro filosofico, è un mondo spaventoso in cui l’Europa sembra svanita nel nulla e gli oceani sono popolati da misteriose creature. 

 

La presenza di “The Disappearers” dello scrittore giamaicano Marlon James non è una sorpresa: il New York Times ha recensito la sua opera definendola “un capolavoro, il romanzo del decennio e forse del secolo”. James ha già vinto il premio nel 2015 con “Breve storia di sette omicidi”. Ora ci riprova, da favorito, con il suo quinto libro che esplora la Giamaica degli anni Ottanta tra omofobia, violenza e identità. Arriverà in Italia grazie a NN nell’autunno 2027.

 

"Black Bag" di Luke Kennard, cresciuto a Luton, a 50 chilometri da Londra e insegnante di scrittura creativa a Birmingham, si inserisce nel filone delle cosiddette “campus novel” ambientate in contesto universitario. Un attore squattrinato accetta di partecipare a un esperimento psicologico diretto da un professore, il Dottor Blend. Il risultato è un’opera presentata dal Premio come “indagine sulla crisi della mascolinità” e al tempo stesso “storia d’amore fuori dagli schemi”.


È un romanzo d’esordio, “May We Feed the King”, quello della poetessa londinese, classe '86, Rebecca Perry che ci trasporta nel passato. La sua protagonista femminile, una curatrice museale che cerca rifugio nella storia per sfuggire dal presente, si appassiona così tanto alle vicende di un re e del suo regno fragile che i confini temporali si annullano.


Elizabeth Strout non ha bisogno di presentazioni. Il suo romanzo, "The Things We Never Say", in arrivo in Italia con Einaudi, è una storia di non-detti che torna su un terreno più volte esplorato dalla scrittrice americana: quello dei rapporti familiari. Strout non è nuova alle fasi finali di questo premio, già inserita nella shortlist e nella longlist nel passato. Potrebbe essere la volta buona con la sua trama incentrata su un insegnante di storia del Massachusetts?

 

Già disponibile in italiano per Mondadori “John” dello scozzese John Douglas Stuart che si è già aggiudicato il riconoscimento con il suo romanzo d’esordio "Shuggie Bain" nel 2020. Il suo terzo romanzo è una storia di padri e figli che si snoda su un’isola solitaria ed esplora conflitti familiari e culturali. John, artista che non è riuscito a tradurre le proprie ambizioni in successi professionali, torna a casa, nella piccola comunità dove è cresciuto ma in cui non si rispecchia più.

 

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