La scrittrice sarda, che fu la prima italiana a ricevere l'importante riconoscimento (e ad oggi ancora l'unica) e seconda in assoluto nell'ambito della Letteratura, morì a Roma il 15 agosto del 1936. Dagli esordi giovanili al suo capolavoro "Canne al vento": ripercorriamo le tappe della sua biografia e della sua produzione letteraria, in cui l'isola natale ha avuto un ruolo centrale
Il 15 agosto 1936 moriva a Roma la scrittrice sarda Grazia Deledda, la prima donna italiana a essere stata insignita del Nobel. Nella sua produzione letteraria ha raccontato la vita rurale della sua isola e insieme ha esplorato la complessità dell’animo umano, interrogandosi sul concetto di bene e male, di liberazione e riscatto, senza trascurare la dimensione sentimentale delle relazioni.
La vita e le opere
Nata a Nuoro nel 1871, lontana dal Continente e dalla vita letteraria nazionale, Deledda crebbe in una famiglia benestante con un padre sensibile alla letteratura ed esordì precocemente con novelle e romanzi, rifiutando un destino già scritto e confinato tra le mura domestiche.
L’opera di Deledda, in cui la Sardegna ricopre un ruolo fondamentale come luogo mitico e primigenio, sfugge ai canoni e non è facilmente inquadrabile nell’una o nell’altra corrente letteraria. Se soprattutto all’inizio veniva definita “una degna scolara del Verga” per via dell’ambientazione rurale dei suoi romanzi, la sua distanza dal verismo si andrà chiarendo con il tempo e la porterà in territori diversi. È stato infatti messo in luce il lirismo e lo scavo esistenzialista dei suoi personaggi, così come l’influsso del decadentismo.
Il suo debutto risale al 1891, ventenne diede alle stampe “Fior di Sardegna”, ma comincia a farsi conoscere, soprattutto, grazie a “Anime oneste” del 1895, a cui seguì “La giustizia” del 1899. Si sposa nel 1900 con il funzionario del Ministero delle Finanze Palmiro Madesani che diventerà poi il suo manager letterario e si trasferisce con lui a Roma. La coppia avrà due figli: Franz e Sardus. Nel 1903 arriva “Dopo il divorzio”, ristampato più tardi col titolo "Naufraghi in porto più tardi"; Elias Portolu nel 1903. Questo libro che affronta i temi del peccato e del rimorso segna la sua consacrazione a livello nazionale. In questi anni è particolarmente prolifica. Pubblica “Cenere” nel 1904, che diventerà poi un film interpretato dalla grande Eleonora Duse, "L'edera" nel 1908, in cui torna la questione del male. Se dapprima l'etica che permea i romanzi è condizionata da un’impronta religiosa, questa si perde mano mano.
Le sue opere acquistano col tempo una veste favolosa, in cui uomo e natura si mescolano in un equilibrio incantato. Le novelle contenute in "Chiaroscuro" del 1912, così come i romanzi "Colombi e sparvieri" (1912) e Canne al vento (1913), si inseriscono in questo processo di commistione a livello tematico e stilistico. Quest’ultimo romanzo, il più famoso della sua produzione, racconta il declino delle tre sorelle Pintor, nobili di Galte in Sardegna. Centrale nella trama anche il fedele servo Efix che tenta di proteggerle e di espiare una vecchia colpa. Si apre poi una fase a partire dagli anni Venti definita come del “secondo periodo o di maniera” con “Il segreto dell'uomo solitario", "Il Dio dei viventi", “Annalena Bilsini”, “La vigna sul mare”. Deledda si è ormai allontanata dalla Sardegna non solo fisicamente ma anche letterariamente e subisce l’influenza del decadentismo.
Il Nobel e la morte
Deledda era sardofona, la sua prima lingua era il sardo e questo aspetto si avverte anche nelle strutture del suo italiano, lingua che deve far propria e che sceglie di utilizzare per la sua produzione letteraria in un momento storico in cui l’uso degli idiomi regionali era scoraggiato. La questione della sua identità e delle sue origini sarà sempre centrale. Nelle motivazioni con cui le venne dato il Nobel nel 1927 si legge: “Per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale, e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano". Deledda non è stata solo la prima donna italiana a ricevere il Nobel per la Letteratura- seconda in assoluto, preceduta solo dalla scrittrice svedese Selma Lagerlöf che lo ricevette nel 1909 - ma ad oggi è ancora l’unica connazionale ad aver vinto il riconoscimento in questo ambito.
Morì nel 1936 per un tumore al seno all’età di 64 anni. Venne sepolta prima nel cimitero del Verano a Roma, dove le sue spoglie rimasero fino al 1959. Poi su richiesta dei familiari, il feretro fu trasferito nella sua città natale. I suoi resti riposano in un sarcofago di granito nero nella chiesetta della Madonna della Solitudine, ai piedi del monte Ortobene e oggi la sua casa natale, nel (nel rione Santu Predu di Nuoro, ospita un museo a lei dedicato. Quando morì, non aveva ancora terminato di scrivere il romanzo autobiografico “Cosima, quasi Grazia”, che sarebbe stato pubblicata postumo pochi mesi dopo la sua scomparsa sulla Nuova Antologia.