Introduzione
Michele Mari ha vinto l'80esima edizione del Premio Strega con il romanzo I convitati di pietra, edito da Einaudi. Lo scrittore e filologo milanese ha trionfato nella serata romana con 190 voti, superando gli altri finalisti della sestina, tra cui Matteo Nucci e Bianca Pitzorno. La vittoria con questo romanzo, incentrato sul macabro e goliardico patto di 30 ex compagni di classe del Liceo Berchet, rappresenta la definitiva consacrazione per uno degli autori più complessi, colti e originali della letteratura italiana contemporanea
Quello che devi sapere
Le origini: un'infanzia tra arte e design
Michele Mari nasce a Milano il 26 dicembre 1955. Cresce in un ambiente familiare con una forte impronta intellettuale, che segnerà profondamente il suo immaginario e la sua estetica. Il padre è Enzo Mari, uno dei più affermati e rigorosi teorici e designer italiani del Novecento. La madre è Gabriela Ferrario (nota con lo pseudonimo di Lela Mari), celebre illustratrice e scrittrice di libri per l'infanzia. La sua gioventù, vissuta all'ombra di figure genitoriali così carismatiche e severe, diventerà uno dei serbatoi narrativi più ricchi dello scrittore, esplorata in seguito sia nelle sue componenti più traumatiche che in quelle più nostalgiche.
La carriera accademica e la filologia
Parallelamente alla sua vocazione creativa, Mari coltiva una rigorosa carriera accademica. Si laurea in Lettere presso l'Università degli Studi di Milano, ateneo dove ha in seguito insegnato per decenni come professore ordinario di Letteratura italiana. La sua formazione di filologo e critico letterario emerge costantemente nella sua scrittura attraverso una cura maniacale per la parola, l'uso di registri linguistici colti, arcaizzanti o pastiche letterari raffinatissimi. Tra i suoi studi critici spicca il volume I demoni e la pasta sfoglia (2004), in cui indaga le ossessioni psicologiche e formali dei grandi maestri della letteratura.
L'esordio e le grandi opere: la poetica dell'ossessione
L'esordio nella narrativa avviene nel 1989 con il romanzo Di bestia in bestia. Fin dalle prime pubblicazioni, Mari dimostra una spiccata predilezione per il gotico, il fantastico, il collezionismo ossessivo e il recupero feticistico dei ricordi d'infanzia. La sua produzione spazia tra generi diversi, ma sempre legati da un filo conduttore unico. Nel 1997, con la raccolta di racconti Tu, sanguinosa infanzia, l'autore esplora i traumi, i giochi, le letture e gli oggetti mitici che segnano i primi anni di vita. Questa stessa fascinazione per il passato si ritrova 10 anni dopo in Verderame (2007), incentrato sul recupero della memoria personale, e più tardi in Roderick Duddle (2014), un avvincente pastiche ottocentesco di matrice dickensiana.
Il trionfo allo Strega 2026
Fino a quest'anno, nonostante una carriera costellata di riconoscimenti della critica (tra cui il Premio Mondello e il Premio Selezione Campiello), Mari non era mai entrato nella selezione finale del premio letterario più ambito d'Italia. L'approdo al Ninfeo di Villa Giulia, e la successiva vittora, è arrivayo con I convitati di pietra, un testo definito "nero, ossessivo e toponomastico". L'opera mette in scena una spietata e ironica riflessione sul tempo che passa e sulla morte, partendo da una cena di classe che si trasforma in una scommessa di sopravvivenza economica e biologica. Il libro ha saputo conquistare anche i lettori più giovani, aggiudicandosi contemporaneamente il Premio Strega Giovani 2026.