Dall'arte urbana alla demolizione, a Ragusa finisce un'era
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Dalla materia alle ruspe, dalla memoria all’oblio. All’ingresso della cittadina sul versante sud orientale della Sicilia è stato aperto il cantiere per la demolizione dell’ex fabbrica Ancione. Andranno perse anche le oltre 40 opere d’arte realizzate dagli esponenti più rappresentativi del muralismo contemporaneo in occasione del Festival Bitume, esempio di archeologia industriale apprezzato in tutto il mondo e ora al capolinea
In principio fu Bitume, il progetto site-specific che tra il 2020 e il 2021 era riuscito a restiture alla città iblea le tracce profonde del suo passato produttivo, lasciate dalla moltitudine di lavoratori che nel Novecento avevano estratto e trasformato la roccia asfaltica con cui sono state costruite le strade della Sicilia e di mezza Europa. Il sito, che negli anni del Covid, tra un lockdown e l’altro, ha visto entrare, con tanto di tour guidati, migliaia di spettatori provenienti da ogni parte d’Italia e dall'estero, è stato venduto nel novembre 2024 dagli eredi della famiglia Ancione ad un imprenditore dell’edilizia privata e pubblica. I nuovi progetti prevedono la demolizione degli edifici esistenti, con l'eccezione del fabbricato principale che custodisce i forni dell’epoca, destinato al restauro. Le ruspe, in azione da qualche giorno, hanno già distrutto alcune opere, tra le quali il Cristo di Luis Gomez de Teran, raffigurato su un silos attraverso una tecnica particolare, con il sangue realizzato tridimensionalmente tramite colate di bitume, a rappresentare il simbolo del dolore e della fatica del lavoro dei “piciaruoli” siciliani. Scompariranno dunque capannoni e locali tecnici, insieme al lungo lavoro di ricerca che ha coinvolto artisti, storici, accademici e volontari, con risonanza internazionale: un iter che era diventato il viaggio di un’intera comunità e che aveva riacceso, almeno sul piano culturale, uno dei più importanti motori produttivi dell’Isola.
"Demolire un sito di archeologia industriale così importante per la storia e l’identità di una città significa cancellare un pezzo di memoria collettiva, un patrimonio comune che andava salvaguardato dalla distrazione, dall’incuria o da pur legittimi interessi privati" -rimarca Vincenzo Cascone, direttore artistico di Bitume e di FestiWall, il Festival internazionale di arte pubblica che per cinque anni ha dialogato con il tessuto urbano del capoluogo - "Le opere del progetto Bitume volevano segnalare anche l’esigenza e l’urgenza di questa tutela, necessaria e mancata". E in queste ore, a fare conti con la dissoluzione sono soprattutto i cittadini, e non solo ragusani: la moltitudine di persone che dal 2020 ha ripercorso un racconto stratificato nel tempo attraverso lo sguardo dei muralisti, entrando nel sito o leggendo il corposo volume illustrato dedicato a tutta l’operazione, edito nel 2023 dalla Fondazione Federico II di Palermo.
Molteplici le reazioni sui social, tante le critiche alle istituzioni per non aver salvaguardato l’area e per aver comunicato solo a cose fatte le reali intenzioni del nuovo proprietario. La vicenda ha così generato un dibattito civico sull’opportunità di salvaguardare l’archeologia industriale di contrada Tabuna facendo leva sulle opere d’arte donate alla città, per custodire e mantenere nel tempo un luogo fruibile al pubblico e altrimenti rimosso, nel ricordo prima ancora che nello spazio. In questo caso, un’occasione mancata, ma non certo impossibile, come insegnano i tanti esempi di recupero materiale e culturale in contesti identitari non dissimili dall’ex fabbrica Ancione, sparsi in tutta Europa, dal Tate Modern di Londra all’ex centrale elettrica di Berghain a Berlino, dalle Officine Grandi Riparazioni di Torino alle Fonderie Limone di Moncalieri e, senza andare lontano dalla Sicilia, le Ciminiere di Catania. Tutti complessi architettonici rinati grazie anche a una visione politica, con usi diversi ma accomunati dal medesimo obiettivo, quello di scavare nella storia per osservare il presente e immaginare il futuro.
Sopra e con il bitume hanno lavorato artisti come Ampparito, Luca Barcellona, Bosoletti, Ciredz, Demetrio Di Grado, Franco Fasoli, Alex Fakso, Gomez, Greg Jager, Alexey Luka, Ligama, Case Ma’Claim, Martina Merlini, M-City, Moneyless, Ban Pesk, Rabit, Giovanni Robustelli, SatOne, Guido van Helten, Sebas Velasco, Simek, SNK-LAB, Sten & Lex, Dimitris Taxis, Tellas, 2501. E prima di loro, nel corso dei decenni, centinaia di operai.
Il Festival Bitume nel 2021: